Al centro della pratica dell'affidamento c'è l'esperienza dell'autorità femminile. Le pensatrici della differenza, infatti, si muovono in una direzione completamente diversa rispetto a quella tracciata dalla filosofia moderna, che ha indicato nel rifiuto di ogni autorità esterna e nell'emancipazione dalle relazioni la via per raggiungere l'autonomia. Secondo il pensiero della differenza, invece, la libertà passa per il riconoscimento delle relazioni, a partire da quella con la madre, prima fonte di autorità. Il riconoscimento dell'autorità femminile ha permesso di dare visibilità alle genealogie femminili, di scoprire i segni della presenza delle donne nella storia, di rileggere le vicende delle madri non più in termini di oppressione e subalternità, ma avvistando quanto di positivo hanno fatto per noi. È importante sottolineare che l'autorità è diversa dal potere: non coincide con i ruoli sociali ed è sempre frutto di una negoziazione tra sé e sé e con l'altra. In particolare, si riconosce autorità a chi, entro il contesto in cui si vive, mette in movimento situazioni e persone in una direzione auspicabile e desiderata. L'autorità, quindi, è strettamente connessa al desiderio.
Sul piano pedagogico, il pensiero della differenza ha trovato sviluppo nella pedagogia della differenza, che ha indicato soprattutto due direzioni rispetto a contesti educativi come la scuola e l'università:

  • valorizzare la differenza sessuale invece che rincorrere la neutralità. L'ideale dell'uguaglianza formativa tra ragazze e ragazzi, quindi, deve accompagnarsi al riconoscimento della differenza. Ciò a partire dal linguaggio, che non deve basarsi sull'uso esclusivo del maschile, ma deve essere declinato in entrambi i generi;
  • scommettere sull'autorità femminile. Il corpo docente è composto prevalentemente da donne, che arrivano a costituire il 96% nella scuola primaria. Questa presenza, tuttavia, rischia di essere insignificante e superflua se le insegnanti, nel rapporto con le giovani generazioni, non fanno leva sul sapere radicato nella propria esperienza femminile.

genealogia femminile: questo concetto nasce dal bisogno di dare visibilità al legame con donne verso cui si prova gratitudine; non è legata solo all'appartenenza familiare, ma alla scelta di inserirsi in una certa storia.

uguaglianza formativa: uguaglianza di opportunità di accesso ai percorsi educativi.



T1
W. Tommasi,
Autorità e desiderio
p. 269

APPROFONDIAMO – DIOTIMA

Diotima è una comunità filosofica femminile, che si è costituita all'università di Verona nel 1984. Il suo nome deriva da Diotima di Mantinea, la donna che, secondo il Simposio di Platone, insegnò a Socrate la scienza dell'amore. Suoi punti di riferimento fondamentali sono il pensiero di Luce Irigaray (filosofa, psicoanalista e linguista belga) e il movimento politico delle donne. Nei suoi oltre trent'anni di storia, Diotima è stata abitata da molte donne di età diversa, che lavorano nell'università, nella scuola o in altri spazi, ma che sono accomunate dal desiderio di "essere donne e pensare filosoficamente".
All'interno di Diotima l'elaborazione del pensiero predilige la discussione in presenza, quindi nasce dall'oralità e dal riconoscimento di autorità alla parola dell'altra. Diotima è autrice di tredici libri, in cui dialogano voci femminili diverse, e della rivista "Per amore del mondo". Un momento importante della vita di Diotima è il Grande seminario, un insieme di incontri aperti a tutti, che si tiene ogni autunno all'università di Verona.