per IMMAGINI – L’invenzione della razza

Nel 1775 l'antropologo tedesco Friedrich Blumenbach (1752-1840) propose una suddivisione della specie umana in cinque razze, definite da caratteristiche fisiche corrispondenti ad altrettante aree di popolamento della superficie terrestre. Il planisfero mostrato in figura è suddiviso nelle cinque aree in cui, secondo Blumenbach, si distribuiscono le razze umane: la zona in azzurro è popolata dalla razza caucasica o "razza bianca", la gialla dalla razza mongola o "razza gialla", la verde dalla malese o "razza olivastra", la grigia dell'africana o "razza nera", la bruna dall'americana o "razza rossa".

Planisfero settecentesco con i continenti colorati in modo differenziato per raffigurare la distribuzione delle razze umane. Europa, Africa settentrionale, Asia occidentale fino all’India e costa orientale dell’America settentrionale sono evidenziate in azzurro; Finlandia, la parte settentrionale della penisola scandinava e Asia orientale in giallo; Africa subsahariana in grigio scuro; Americhe in marrone; Oceania e isole dell’Oceano Indiano in verde. Sono indicati oceani, mari, linee di latitudine e numerosi nomi geografici ed etnici. In basso a sinistra è presente una legenda che associa i colori alla classificazione delle razze umane.

APPROFONDIAMO – RAZZA E RAZZIALIZZAZIONE

L'idea di razza è una costruzione sociale, diffusa a partire dalla conquista dell'America e dall'espansione coloniale europea. Da allora, per diversi secoli le scienze hanno cercato criteri sempre più "oggettivi" per definire le distinzioni tra gruppi umani con caratteristiche fisiche simili e per classificarle secondo una scala di superiorità/inferiorità, allo scopo di legittimare le guerre coloniali e lo sfruttamento dei popoli colonizzati.
Dopo gli orrori cui si è assistito nel corso del Novecento, il concetto di razza in relazione agli esseri umani è stato destituito di scientificità: infatti, il patrimonio genetico umano non presenta variazioni così significative da giustificarne l'uso. Le differenze esteriori che contraddistinguono le diverse popolazioni umane sono dovute non a fattori genetici ma all'adattamento all'ambiente. La categoria di razza, dunque, è stata sostituita da altre come etnia o cultura – che pure non sono esenti da criticità –, anche se nel linguaggio pubblico non mancano tentativi di ricorrervi a scopi ideologici o propagandistici. L'uso del concetto di razza assume un significato completamente diverso all'interno delle teorie critiche, femministe e antirazziste. Mettere in discussione la validità scientifica di questo concetto, infatti, non deve condurre a negare le conseguenze di lunga durata che esso ha prodotto. In particolare, con l'espressione "processi di razzializzazione" si indicano le violenze, le discriminazioni e le esclusioni prodotte dalla creazione e dall'uso sistematico dell'idea di razza. La pedagogia, insieme ad altre scienze, è dunque impegnata su un duplice fronte: da una parte superare la falsa credenza in una distinta struttura biologica tra esseri umani, dall'altra riconoscere e contrastare i processi di razzializzazione. In entrambi i casi, la posta in gioco è la lotta al razzismo in tutte le sue forme.