Il femminismo, perciò, deve rendere onore al lavoro delle madri, pur contestando la convinzione sessista secondo cui le donne sono naturalmente portate a occuparsi della famiglia e dell'ambiente domestico; deve inoltre rivivificare la dimensione politica dell'insegnamento come una pratica orientata alla libertà. Le insegnanti delle scuole per neri, infatti, attribuivano alla loro professione una grande valenza politica e la vivevano come una missione, nella consapevolezza che ne andava del futuro degli studenti. In termini più generali, l'analisi dell'autrice è volta a mostrare che la marginalità è qualcosa «di più che un semplice luogo di privazione. […] È un luogo di radicale possibilità, uno spazio di resistenza».
Nell'indicare e praticare questa scelta, bell hooks esplicita i suoi riferimenti politico-teorici: il pensiero femminista, il pensiero afroamericano, ma anche la pedagogia di Paulo Freire. Pur muovendo a Freire una serie di critiche | vedi APPROFONDIAMO |, a partire dall'uso di un linguaggio maschile nei suoi scritti, riconosce che i suoi testi le hanno offerto un lessico politico per comprendere il processo in cui era coinvolta e per inserire la politica del razzismo americano in un contesto più ampio, all'interno del quale si sente legata a tutti coloro che combattono contro il colonialismo. A Freire l'autrice si ispira nella sua pratica docente per rendere la classe una comunità, fondata sul riconoscimento reciproco tra insegnante e studenti.
T2
bell hooks,
Feminism in the classroom
p. 270
