- l’osservazione diretta della realtà e la manipolazione del materiale da parte del discente;
- l’associazione, che permette di elaborare forme semplici di conoscenza organizzando ciò che emerge dalle osservazioni;
- l’espressione, che integra e porta a compimento le attività precedenti su un piano sia pratico, attraverso le attività manuali, sia intellettuale, attraverso per esempio la lettura e la scrittura.
L’insegnamento, inoltre, deve procedere dal globale al particolare, coerentemente con il funzionamento della nostra mente. Nell'alfabetizzazione, dunque, occorre partire dal riconoscimento della frase per poi passare ai suoi elementi costitutivi (le parole e le sillabe) e non viceversa. Questo approccio prende il nome di globalismo e permette di creare un ponte tra le attività spontanee e lo sviluppo dell'intelligenza del bambino. Esso è particolarmente indicato nel periodo di transizione che va dall'educazione materna a quella incentrata su metodi più logici e astratti. Per essere efficace, tuttavia, deve sollecitare gli interessi degli educandi. Questi, nella visione scientifica di Decroly, hanno radice in quattro bisogni fondamentali: nutrirsi, lottare contro le intemperie, difendersi dai pericoli, agire e lavorare in collaborazione. Una scuola per la vita, quindi, deve organizzarsi in collaborazione. A partire da ciascuno di questi bisogni vengono individuati i centri d'interesse, ovvero i nuclei tematici, intorno ai quali si svilupperà l'attività didattica.
In definitiva, il programma può essere articolato in due grandi dimensioni, che riguardano lo studio dell’essere umano in rapporto ai suoi legami sociali e in rapporto agli altri esseri viventi e alla natura.