• l’osservazione diretta della realtà e la manipolazione del materiale da parte del discente;
  • l’associazione, che permette di elaborare forme semplici di conoscenza organizzando ciò che emerge dalle osservazioni;
  • l’espressione, che integra e porta a compimento le attività precedenti su un piano sia pratico, attraverso le attività manuali, sia intellettuale, attraverso per esempio la lettura e la scrittura.

L’insegnamento, inoltre, deve procedere dal globale al particolare, coerentemente con il funzionamento della nostra mente. Nell'alfabetizzazione, dunque, occorre partire dal riconoscimento della frase per poi passare ai suoi elementi costitutivi (le parole e le sillabe) e non viceversa. Questo approccio prende il nome di globalismo e permette di creare un ponte tra le attività spontanee e lo sviluppo dell'intelligenza del bambino. Esso è particolarmente indicato nel periodo di transizione che va dall'educazione materna a quella incentrata su metodi più logici e astratti. Per essere efficace, tuttavia, deve sollecitare gli interessi degli educandi. Questi, nella visione scientifica di Decroly, hanno radice in quattro bisogni fondamentali: nutrirsi, lottare contro le intemperie, difendersi dai pericoli, agire e lavorare in collaborazione. Una scuola per la vita, quindi, deve organizzarsi in collaborazione. A partire da ciascuno di questi bisogni vengono individuati i centri d'interesse, ovvero i nuclei tematici, intorno ai quali si svilupperà l'attività didattica.
In definitiva, il programma può essere articolato in due grandi dimensioni, che riguardano lo studio dell’essere umano in rapporto ai suoi legami sociali e in rapporto agli altri esseri viventi e alla natura.

APPROFONDIAMO – IL POSITIVISMO E IL METODO SPERIMENTALE

Il positivismo è una corrente filosofico-scientifica che nasce in Francia nella prima metà dell'Ottocento per poi diffondersi nel resto dell'Europa e del mondo. Il termine, coniato da Henri de Saint-Simon (filosofo francese, 1760-1825) e divulgato da Auguste Comte (filosofo francese, 1798-1857), fa riferimento alla necessità della filosofia di dedicarsi a ciò che è reale, utile a migliorare la condizione umana, certo, preciso e appunto positivo, ovvero votato a costruire anziché a distruggere. Le rivoluzioni industriali danno impulso a questo movimento, che è perciò animato da una spiccata fiducia nel progresso e dall'ideale di una scienza al suo servizio. In particolare, il positivismo favorisce la fondazione delle scienze umane e sociali, come la sociologia, l'antropologia, la psicologia e la pedagogia, attraverso l'adozione del metodo sperimentale, che mira a spiegare i fenomeni mediante l'osservazione, la raccolta e la misurazione di dati empirici e a partire da determinate ipotesi. Questo metodo, sorto in seno alle scienze naturali a opera di pensatori quali Galileo Galilei (1564-1642), per molto tempo esercita una profonda attrazione anche sulle altre scienze, in primis sulla sociologia, il cui padre fondatore, Émile Durkheim (1858-1917), era fermamente convinto della possibilità di applicarlo allo studio della società. I cambiamenti storici, sociali e scientifici intercorsi durante il XX secolo metteranno in discussione la concezione di un progresso illimitato e di una conoscenza oggettiva, indipendente dall'osservatore, che erano stati i cardini della cultura positivistica, segnando l'inarrestabile declino di questa corrente di pensiero.