2.3 IL RUOLO DELL’INSEGNANTE NELLA PEDAGOGIA MONTESSORIANA

Per Maria Montessori, l'insegnante deve esercitare due attività essenziali: l'osservazione e la sperimentazione. A questo proposito, scrive nella Scoperta del bambino (1950): «Nel nostro sistema [l'educatore] dovrà essere un "paziente" assai più che un "attivo"; e la sua pazienza sarà composta di ansiosa curiosità scientifica e di rispetto al fenomeno che vuole osservare. Bisogna che il maestro intenda e senta la sua posizione di osservatore [… con il proposito di] aiutare il completo dispiegamento della vita». In questo modo, egli «imparerà dal fanciullo stesso i mezzi e la via per la propria educazione; cioè imparerà dal fanciullo a perfezionarsi come educatore». In altri termini, la maestra e il maestro devono misurare il più possibile i loro interventi, stimolando la vita ma allo stesso tempo lasciandola libera di svolgersi.
Se, tuttavia, non è opportuno che parlino, comandino e controllino per tutto il tempo, il loro ruolo è tutt'altro che irrilevante e per molti versi è più difficile di quello che svolgono nella scuola tradizionale. Si tratta di un ruolo di regia – tant'è che Montessori chiama la maestra "direttrice" – che si esprime soprattutto attraverso un'appropriata organizzazione dello spazio e dei materiali, al fine di favorire attività culturali molteplici e differenziate. Nello specifico, nell'impostazione montessoriana, le lezioni collettive sono quasi completamente abolite e sostituite da lezioni individuali che devono puntare a essere brevi, semplici e obiettive.
In altri termini, la maestra e il maestro devono evitare di perdersi in vane parole, che risulterebbero inevitabilmente confuse e false, limitandosi, laddove possibile, a spiegare l'oggetto didattico e l'uso che il bambino può farne. Uno dei meriti principali del materiale sensoriale, infatti, è che consente la correzione dell'errore, stimolando l'autoeducazione. Nel correggersi, il bambino intensifica la sua attenzione sulle caratteristiche dell'oggetto, imparando non nozionisticamente ma attraverso la sperimentazione diretta. In questo senso, è essenziale che l'insegnante non intervenga, ma osservi attentamente le sue esercitazioni.
Anche la disciplina deve essere attiva: l'insegnante non deve esigere l'immobilità e il silenzio assoluti, ma piuttosto, come una guida amorevole e autorevole, deve condurre i bambini e le bambine a interiorizzare una disciplina fondata sull'autonomia, valida per la vita e per la società.

2.4 L’EDUCAZIONE COSMICA

Il concetto di "educazione cosmica", ovvero un'educazione che introduce allo studio dell'universo, della vita e dei loro misteri, è stato messo a punto da Maria Montessori negli anni trascorsi in India, ma se ne possono rintracciare i motivi fondamentali fin dagli esordi del suo impegno pedagogico. Si tratta dunque di un'idea chiave, che secondo il pedagogista Raniero Regni si presta a una triplice interpretazione.

  • Innanzitutto corrisponde a una forma particolare di presentazione dei contenuti culturali, adatta ai bambini dai 6 ai 12 anni. Questa fase dello sviluppo del bambino è caratterizzata da una grande capacità di immaginazione, da una crescente sensibilità per i problemi morali e da una sorta di nascita sociale.