In questa ottica, i ragazzi e le ragazze sono visti come ricettori passivi e docili, che devono essere formati all'obbedienza. Le scuole tradizionali, pertanto, sono orientate esclusivamente al futuro e mirano a preparare al successo nella vita. Al contrario, le scuole nuove sono radicate nel tempo presente, mettono al centro la soggettività degli studenti e le loro esigenze vitali, considerano l'esperienza – e non i libri o gli insegnanti – come la fonte primaria dell'apprendimento, promuovono la libera attività e la familiarizzazione con un mondo in movimento.
Nonostante il suo giudizio positivo sulle scuole nuove, Dewey ne mette tuttavia in luce le ingenuità e i limiti, nel tentativo di prendere le distanze anche da letture equivoche della sua stessa opera. Secondo l'autore, infatti, esiste un rischio non trascurabile che le innovazioni didattiche, nel perseguire l'obiettivo di porsi controcorrente rispetto all'educazione tradizionale, muovano solo dal rifiuto estremo e dalla reazione. Così, mentre le scuole tradizionali basano i loro programmi sulla celebrazione del passato, le scuole nuove lo aboliscono; e mentre le prime si reggono sull'autorità esclusiva del maestro, le seconde possono incorrere nell'eccesso opposto di considerare qualsiasi indicazione da parte dell'adulto come un'usurpazione della libertà dell'alunno.
La sterile contrapposizione, dunque, non è sufficiente a inaugurare un nuovo sistema di idee. Perché ciò accada, è necessario che le scuole nuove sviluppino costruttivamente una propria proposta e la traducano in una pratica efficace.
5.2 APPRENDERE ATTRAVERSO E PER L’ESPERIENZA
Il principale aspetto della problematizzazione proposta da Dewey rispetto alle scuole nuove concerne il concetto di esperienza. L'autore parte dalla considerazione che le scuole nuove hanno compreso, almeno in linea di principio, l'intimo legame tra educazione ed esperienza, totalmente ignorato invece dalle scuole tradizionali che imponevano programmi estranei all'esperienza dell'alunno.
Non basta, tuttavia, proporre una qualsiasi occupazione per generare apprendimento e non tutte le esperienze sono educative: ci sono anche esperienze caotiche e senza meta, che possono comportare una dispersione delle energie, ridurre la libertà di azione e condizionare negativamente le esperienze future. In questo senso, anche le scuole tradizionali offrono una moltitudine di esperienze, ma si tratta di esperienze negative. Basti pensare agli studenti che perdono il gusto di imparare poiché, per il modo in cui ne hanno fatto esperienza, lo associano alla noia, alla fatica fine a se stessa e alla stanchezza; o che memorizzano e riproducono le informazioni ricevute ma sono incapaci di giudicare e agire intelligentemente in situazioni nuove; o, ancora, che sviluppano indifferenza nei confronti dello studio perché lo percepiscono disconnesso dalle situazioni della loro vita e privo di rilevanza. Nel libro Esperienza e educazione, pertanto, Dewey si preoccupa di chiarire il concetto di esperienza e i criteri che la pongono effettivamente a servizio dell'educazione.