Secondo Dewey, infatti, un aspetto distintivo delle scuole nuove è che tutto ciò che può essere chiamato materia di studio – aritmetica, storia, geografia, scienze naturali ecc. – deve essere estratto, con mezzi e vie appropriati, dall'esperienza quotidiana dei soggetti educativi e, quindi, gradualmente approfondito fino ad assumere una forma più complessa e articolata, senza mai perdere il legame con l'esperienza stessa. In questa direzione, la progettazione educativa è una dimensione cruciale, che va curata con attenzione. Essa richiede che l'educatore esamini i bisogni e le capacità dei ragazzi in modo da predisporre le condizioni di apprendimento attraverso l'esperienza che meglio rispondano a questi bisogni e sviluppino tali capacità. L'ispirazione primaria è il lavoro compiuto dalla natura nei primi anni di vita, che l'insegnante cerca di imitare consapevolmente e deliberatamente. Dunque, si comprende meglio il ruolo dell'educatrice e dell'educatore nella prospettiva progressista: essi perdono la loro posizione di autorità esterne arbitrarie per assumere quella di membri più maturi della comunità educativa, con la responsabilità specifica di guidarne le interazioni e le intercomunicazioni. In altre parole, la loro importanza è accresciuta e non indebolita nella concezione di Dewey, in quanto essi sono chiamati alla partecipazione attiva e a una maggiore responsabilità sociale.

APPROFONDIAMO – LE PROPOSTE DI RIORGANIZZAZIONE SCOLASTICA DEI SEGUACI DI DEWEY
La questione della scelta e dell'organizzazione della materia di studio è al centro della riflessione dei seguaci di Dewey: William Kilpatrick (1871-1965), ideatore del metodo a progetti; Helen Parkhurst (1887-1973), nota specialmente per il "piano Dalton"; e Carleton Washburne (1889-1968), autore della riforma Winnetka.
Come Dewey, Kilpatrick era convinto della necessità di ripensare radicalmente la scuola, alla luce dei processi di industrializzazione e democratizzazione che stavano investendo la società statunitense. L'articolazione dell'attività didattica in progetti, pianificati ed eseguiti dalle alunne e dagli alunni stessi, si propone di fare leva sui loro interessi ma anche sulla finalità pratica del lavoro intellettuale, che può mirare alla produzione di qualcosa, alla fruizione estetica di un certo prodotto, alla risoluzione di un problema o all'acquisizione di abilità e competenze specifiche. Attraverso i progetti, ampliando il raggio di interesse dei ragazzi, è possibile pervenire alla sistematizzazione delle varie discipline, che quindi non sono più un punto di partenza ma una meta dell'apprendimento.
Nella creazione del piano Dalton, così chiamato dalla città del Massachusetts dove è stato applicato a partire dal 1919, Parkhurst si ispirò all'approccio di Maria Montessori oltre che di Dewey. Al centro della sua impostazione c'è il concetto di individualizzazione dell'apprendimento. In pratica, l'attività didattica viene suddivisa in unità minime di apprendimento, che gli studenti fanno proprie secondo ritmi e scadenze personali. La riorganizzazione del curriculum si traduce anche in una riorganizzazione scolastica: le tradizionali classi vengono infatti sostituite da gruppi mobili, i cui componenti possono spostarsi da un'aula a un'altra per seguire determinati insegnamenti. Questo sistema non è stato immune da critiche in quanto, pur privilegiando la responsabilizzazione da parte di ogni ragazzo rispetto al proprio percorso di studio, penalizza la dimensione sociale dell'apprendimento.
Anche la sperimentazione didattica realizzata da Washburne nelle scuole di Winnetka, vicino a Chicago, puntava all'individualizzazione dell'apprendimento. La proposta formativa, infatti, comprende una parte minima comune, finalizzata all'acquisizione di conoscenze e tecniche fondamentali, e una parte creativa, che può essere scelta liberamente dal discente tra varie attività e che mira a sviluppare le sue inclinazioni. Questo approccio, inoltre, sostituisce gli esami con test basati sull'autocorrezione. Le idee di Washburne hanno avuto una certa influenza in Italia, dove il pedagogista statunitense è stato impegnato come direttore dell'educazione presso il quartiere generale alleato durante l'occupazione tedesca e, successivamente, nella redazione dei programmi per la scuola elementare del 1945, che miravano a superare in senso progressista la riforma Gentile del 1923.