5.3 IMPARARE FACENDO
Secondo Dewey, la scuola fallisce nel suo compito educativo perché, anziché risvegliare il pensiero, insegna ad assorbire e ripetere contenuti già pronti, pensati da altri e astratti in vista dell'ottenimento di un buon voto. Per essere autenticamente educativa, invece, essa dovrebbe coinvolgere i discenti in attività finalizzate a uno scopo per loro interessante. L'intelligenza, infatti, viene messa in moto quando si cercano i mezzi più adeguati al raggiungimento di risultati considerati desiderabili, quindi la scuola dovrebbe ispirarsi al genere di occupazioni che impegnano le ragazze e i ragazzi fuori di essa, nella vita quotidiana.
Per Dewey, hanno una valenza educativa sia le attività di gioco sia quelle di lavoro, in quanto entrambe implicano la selezione e l'adattamento di materiali in vista del raggiungimento di un obiettivo. Fin dalla tenera età, il gioco e il lavoro non sono nettamente distinti, tant'è che i bambini piccoli sono ansiosi di aiutare gli adulti ad apparecchiare la tavola, lavare i panni, prendersi cura degli animali e così via. La differenza tra il gioco e il lavoro è solo di carattere temporale: nel lavoro, la realizzazione di un certo proposito richiede un'attenzione e un'azione più prolungate. Ma anche il gioco non è fine a se stesso: basta osservare i bambini che giocano, per accorgersi di come sono seriamente impegnati. È perciò importante, secondo Dewey, che l'arredo scolastico e l'organizzazione spaziale dell'aula non ostacolino il verificarsi di reali situazioni di esperienza, come purtroppo accade nelle scuole tradizionali. Egli inoltre introduce attività pratiche, come il giardinaggio, la tessitura, la cucina e la falegnameria, con il fine però non di preparare le alunne e gli alunni a svolgere una determinata mansione all'interno della società, ma di mettere all'opera le loro abilità di scelta, osservazione, immaginazione, memoria, riflessione, giudizio, valorizzando sia la dimensione manuale sia la dimensione intellettuale di tali occupazioni.
T5
J. Dewey,
What the School is
p. 70