• il minimalismo, con una domanda limitata e ben definita da parte dei consumatori, a cui corrisponde un sistema sostenibile per soddisfarla: più frequente fra i cacciatori-raccoglitori che possono spostarsi liberamente in un vasto territorio, ma è in qualche misura presente anche fra i pastori e gli orticoltori;
  • il consumismo, con una domanda alta e potenzialmente infinita a fronte della quale i mezzi per soddisfarla non sono mai sufficienti: è la caratteristica distintiva delle società industrializzate/informatizzate, e spinge al colonialismo e alla globalizzazione, un fenomeno che sta diffondendo questo modello di consumo in tutto il mondo. La sua forma estrema è l’iperconsumismo, nel quale il consumo è fine a se stesso: vi è la necessità di acquistare un certo tipo di marche, di prodotti, con il solo scopo di costruire e mantenere il proprio status sociale in un contesto socialmente competitivo.

L’organizzazione sociale varia a seconda dei modelli di consumo: le società di caccia-raccolta sono egualitarie, mentre quelle agricole e industriali sono perlopiù stratificate, si caratterizzano cioè per forti disuguaglianze sociali.

APPROFONDIAMO – L’ECONOMIA CIRCOLARE

Nel quadro del rapporto fra minimalismo e consumismo è indispensabile fare un accenno all’economia circolare, una locuzione che definisce un sistema economico che si può rigenerare da solo, garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità, grazie all’uso di energie rinnovabili. Si tratta di un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti, ai quali si estende il ciclo di vita il più a lungo possibile. Quando un prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono reintrodotti nel ciclo economico in modo da poterli costantemente riutilizzare nel ciclo produttivo generando ulteriore valore. Secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, una grande fondazione privata statunitense con sede a Chicago, in un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi:
• biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera;
• tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.
I componenti biologici, essendo atossici, possono essere semplicemente compostati, mentre quelli tecnici sono progettati col presupposto di adattarsi allo smontaggio e alla ri-proposizione.
L’economia circolare prevede prodotti di più lunga durata, sviluppati per l’aggiornamento, l’invecchiamento e la riparazione, considerando strategie come il design sostenibile. Tutto ciò ha lo scopo di ridurre drasticamente lo spreco e la produzione di rifiuti. Nell’economia circolare è anche previsto di modificare gli strumenti di misurazione della performance economica in modo da tenere conto di più aspetti oltre a quelli che determinano il prodotto interno lordo, esclusivamente basati sul denaro e la finanza.

Illustrazione stilizzata sulla sostenibilità ambientale: al centro un grande cerchio verde che contiene il simbolo del riciclo formato da tre frecce curve, disposte in anello e orientate in senso orario. Le frecce, di colori diversi (bianca, verde chiaro e verde scuro), hanno estremità appuntite e sono piegate a formare un ciclo continuo. Attorno al cerchio si sviluppa una corona di elementi urbani e naturali disposti a raggiera: palazzi verdi con pannelli solari, turbine eoliche, case, alberi, campi coltivati, biciclette, automobili ecologiche, pannelli fotovoltaici e figure stilizzate. Sullo sfondo cielo chiaro con sole, nuvole e uccelli.
Nel sistema economico circolare l’attenzione è rivolta verso un modello di consumo e produzione più sostenibile, che si basi sul riutilizzo, sulla riparazione, sul rinnovo e il riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti.