È importante osservare che il binomio cultura egemonica/culture subalterne non costituisce una radicale dicotomia: il folklore, ovvero le tradizioni popolari, non è mai totalmente autonomo dalla cultura egemonica. La cultura egemonica e quella subalterna, pur distinte e opposte, sono collegate da una fitta rete di scambi, prestiti e condizionamenti reciproci. La cultura egemonica recepisce il folklore, il più delle volte mistificandolo e strumentalizzandolo.
Nel libro Il folklore come cultura di contestazione (1966), l’antropologo Luigi M. Lombardi Satriani (1936-2022) ha evidenziato che la subalternità culturale non si esprime sempre e comunque in forme coscienti e consapevoli e non è mai completamente passiva nei confronti dei gruppi che la dominano, ma si manifesta sotto forma di un folklore di contestazione, spesso lontano dalla coscienza di classe marxista, come avviene in certe feste popolari di natura sacra o profana.


folklore: a term coined in 1846 by the British archaeologist William J. Thoms, referring to the body of popular traditions of a country or region (including beliefs, customs, practical knowledge, dances, etc.) and, by extension, the science that studies them, known in Italy also as demology.


L’AUTORE – ALBERTO MARIO CIRESE

Alberto Mario Cirese (1921-2011) è stato un importante antropologo italiano, tra i massimi studiosi di arti e tradizioni popolari. Nato ad Avezzano, in Abruzzo, studia e si laurea a Roma sotto la direzione del folklorista Paolo Toschi con una tesi sui canti popolari di Rieti. Nel dopoguerra partecipa attivamente alla vita politica e nel 1946 entra nel consiglio comunale del Partito socialista italiano, dove rimane fino al 1970. Parallelamente, prosegue il suo lavoro da ricercatore collaborando con l’etnomusicologo Diego Carpitella, lavorando su testi e musiche di tradizione orale. Nel 1957 ottiene la cattedra di storia delle tradizioni popolari all’università di Cagliari, dove insegna anche antropologia culturale, e crea, assieme a Ernesto De Martino, “La scuola antropologica” di Cagliari, un centro di studi interdisciplinare molto importante. Tra il 1968 e il 1972 coordina un gruppo di ricercatori per la prima rilevazione di tradizioni orali non cantate, ovvero fiabe, leggende, proverbi, aneddoti. Introduce in antropologia l’uso di strumenti informatici per l’analisi delle strutture di parentela. È inoltre il primo coordinatore del dottorato in scienze etnoantropologiche, creato nel 1988, a Roma. Tra le sue opere ricordiamo: Cultura egemonica e culture subalterne (1971) e Il dire e il fare nelle opere dell’uomo (1988).

1921 Nasce ad Avezzano, in Abruzzo
1946 Diventa consigliere comunale del Partito socialista italiano
1957 Ottiene la cattedra di storia delle tradizioni popolari all’università di Cagliari
1971 Pubblica Cultura egemonica e culture subalterne
1988 Pubblica Il dire e il fare nelle opere dell’uomo
2011 Muore a Roma

Alberto Mario Cirese.
PER LO STUDIO

1. Che cos’è il modo di produzione?
2. Perché dal punto di vista antropologico sono importanti i rapporti di produzione?
3. Che cosa si intende con l’espressione “culture subalterne”?

Per discutere INSIEME
Perché il processo di produzione delle merci è un fenomeno sociale? E come mai non è possibile separare lo studio delle forme economiche dallo studio delle relazioni sociali? Discutine in classe con i tuoi compagni e le tue compagne.