Nonostante i dati statistici mettano in evidenza una situazione in cui continuano a persistere disuguaglianze nell’accesso e nelle condizioni di lavoro, negli ultimi decenni il numero delle donne all’interno del mercato del lavoro è aumentato sensibilmente in tutti i paesi occidentali, anche grazie all’aumento del livello di istruzione nelle generazioni più giovani. Sono aumentate anche le donne che decidono di fare lavori che storicamente erano destinati solamente agli uomini, e sempre più imprese e organizzazioni adottano al loro interno politiche di genere e di diversity management (“gestione delle differenze”) quali misure per tutelare e valorizzare identità di genere diverse.

1.5 IL GENERE NEI MASS MEDIA
I mass media, ossia i mezzi di comunicazione di massa, giocano un ruolo fondamentale nel processo di socializzazione e dunque anche nella socializzazione alle identità di genere. Se pensiamo, per esempio, all’importanza che la televisione ha nella vita dei bambini, riusciremo facilmente a capire il potere che ha questo mezzo di comunicazione nel presentare modelli di maschilità e di femminilità attraverso cartoni animati, pubblicità, e altri programmi di intrattenimento. Fin da piccoli, infatti, attraverso la televisione, bambini e bambine vengono socializzati a ciò che la nostra società considera “naturale” per gli uomini e le donne. Non è casuale che i conduttori dei programmi televisivi, laddove siano donne, quasi sempre incarnino un modello di femminilità gradito agli uomini: giovani, belle, dolci, gentili e così via.
Questi modelli, che riproducono stereotipi di genere, si esprimono anche attraverso l’utilizzo di messaggi pubblicitari in cui al prodotto viene associata un’identità di genere: è difficile che in una pubblicità di macchinine compaiano delle bambine, così come non vengono rappresentati bambini intenti nel giocare con le bambole. Nei programmi televisivi e nelle pubblicità vi è dunque una costante produzione di immaginari di genere stereotipati, che influenzano quella che è la rappresentazione che i bambini e le bambine hanno di sé e del contesto in cui vivono.
La pubblicità, in particolare, è stata da sempre oggetto di studio delle scienze sociali per la sua capacità di influenzare gli immaginari non solo dei bambini, ma anche degli adulti. Nelle pubblicità, il corpo delle donne viene spesso trasformato in un oggetto erotizzato, ovvero sfruttato quale fonte di desiderio. Moltissimi sono gli studi che hanno indagato il ruolo della pubblicità e della televisione nel proporre immagini “erotizzate” del corpo femminile e quindi nel veicolare immagini stereotipate della donna.
T2
R. Connell,
Sociologia del corpo
p. 255