Per Claude-Hélène Perrot il rituale aveva un importante carattere parodistico e la funzione del falso re doveva essere interpretata in un contesto simbolico.
Perrot ha inoltre sostenuto che il destinatario della messa in scena è la società stessa, e che il significato del rito be di murua è duplice:
- è un artificio per spostare su un falso obiettivo (l’aburua) gli eventuali influssi nefasti derivanti dalla morte del re e risparmiare così il successore; Perrot rileva un’interessante analogia con l’usanza di molti popoli africani di mascherare un bambino alla morte del fratello gemello sino al compimento dei funerali. Così mascherato, il bambino si sottrarrebbe all’invidia del fratello morto, il quale durante il periodo che precede le esequie sarebbe tentato di chiamare a sé il gemello. Per la comunità degli Agni la stessa situazione si verificherebbe per il re defunto rispetto al successore;
- ha anche una finalità sul piano dell’organizzazione sociale: dal momento che la morte del re è considerata dagli Agni come l’inizio di un periodo di caos, la società metterebbe in scena il rituale be di murua come caricatura della società stessa, in modo che «lo spettacolo di questo mondo caotico non può far altro che ispirare il desiderio di far ritorno a un mondo ordinato, a un mondo governato».
Da questi brevi esempi ricaviamo che le forme di organizzazione politica e la costruzione culturale delle relazioni di potere si presentano in società diverse secondo modalità molto variabili, per cui è indispensabile una qualche classificazione.