APPROFONDIAMO – IL MOVIMENTO NO GLOBAL
Alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti nasce un movimento di protesta conosciuto come il movimento no global, che in breve tempo coinvolge giovani e attivisti nella maggior parte dei paesi del mondo occidentale. Nel 2001, centinaia di migliaia di manifestanti da tutto il mondo si ritrovarono a Genova durante il G8 (forum politico tenutosi dal 1997 al 2014, che riunisce i capi di Stato delle otto nazioni più potenti del mondo, ovvero Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) per affermare che “un altro mondo è possibile” (come recitava il principale slogan del movimento). Infatti, in occasione del summit, si sarebbe dovuto discutere di politiche economiche globali, della sorte dei paesi in via di sviluppo e dell’ambiente, questioni di grande rilevanza per tutti gli abitanti della Terra. Proprio per questo, una delle rivendicazioni del movimento riguardava l’assurdità di momenti decisionali come quelli in cui una decina di individui prendevano accordi, quasi “in privato”, a proposito della vita di miliardi di persone. Il movimento no global chiedeva forme di sviluppo più sostenibili, diritti per i migranti e la possibilità di accedere con più facilità a diritti fondamentali quali il diritto alla casa, all’informazione, alla salute e alla mobilità. Nel corso delle manifestazioni oceaniche che attraversarono il capoluogo ligure nei giorni del 19-20-21 luglio 2001, a seguito di scontri violentissimi tra polizia e manifestanti, perse la vita, ucciso da un agente dei carabinieri, il ventitreenne Carlo Giuliani. Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 e la successiva guerra condotta in Afghanistan da parte degli Stati Uniti e altre nazioni europee (tra cui anche l’Italia), il movimento no global è confluito in un più ampio movimento pacifista e si ritrova ogni anno a Porto Alegre, in Brasile, per il Forum sociale mondiale.
