Esempi di politiche orientate al pluralismo identitario possono essere le cosiddette quiet room (letteralmente, “stanza della quiete”), sempre più diffuse in università, scuole, ospedali e altri luoghi pubblici del Centro e del Nord Europa e pensate per dare la possibilità a soggetti provenienti da culture diverse e con altre necessità di poter usufruire di uno spazio di raccoglimento per pregare, meditare, o anche solo allattare. Una politica basata sul pluralismo identitario e dunque sulla valorizzazione delle differenze punta così a riconoscere diritti universali per tutti, facendo in modo che i bisogni specifici di ciascuna cultura vengano soddisfatti.

Mappa concettuale. Possibili risposte ai fenomeni migratori: 1) assimilazionismo, secondo cui i migranti devono abbandonare la cultura di origine e fare propri gli usi e i costumi del paese ospitante per costruire una società omogenea; 2) melting pot, secondo cui la cultura di origine dei migranti si fonde con quella del paese ospitante per costruire una società meticcia; 3) pluralismo identitario, secondo cui i migranti mantengono le proprie abitudini, che coesistono con quelle del paese ospitante per costruire una società multiculturale.

3.3 FAMIGLIA, GENERE E LAVORO NELLE MIGRAZIONI

Il discorso delle migrazioni si collega direttamente ad altre tematiche, che si incrociano con l’esperienza dei migranti e spesso si intersecano tra loro. Il tema della famiglia è tra i più rilevanti. Le famiglie migranti o etniche sono infatti in aumento costante in tutti i paesi occidentali e in nazioni quali la Francia, la Germania, il Regno Unito e, su tutte, gli Stati Uniti, sono ormai alla terza o quarta generazione di discendenza.

La migrazione femminile

L’attenzione per le dinamiche di genere nei processi migratori emerge sul finire degli anni Settanta del Novecento, sulla scia dei movimenti femministi. Sino a quel momento, infatti, gli studi sulle migrazioni non avevano preso in considerazione tale dimensione, dando per scontato che fosse “‘normale”’ che a migrare fossero soprattutto gli uomini. Negli anni Ottanta, tuttavia, con l’intensificarsi dei fenomeni migratori e il cambiamento di alcune delle dinamiche che li avevano caratterizzati precedentemente, la migrazione femminile acquista visibilità e rilevanza.