1. Credere e conoscere 1.1 L’IRRAZIONALITÀ DELLE CREDENZE L’antropologia culturale nasce in Gran Bretagna nella seconda metà dell’Ottocento, nel contesto della Rivoluzione industriale. Durante il regno della regina Vittoria, dal 1837 al 1901, la Gran Bretagna si era affermata come maggiore potenza coloniale dell’epoca; quasi mezzo mondo era sotto la corona britannica: dall’India all’Africa, dall’Australia alla Nuova Zelanda. Proprio per questo motivo, gli europei del XIX secolo, e in particolare i britannici, si trovavano in costante contatto con le culture extraeuropee, molte delle quali erano ancora legate a un modello di organizzazione tradizionale. Questo, agli occhi degli europei, appariva addirittura “ ”, per utilizzare un aggettivo che proprio in quegli anni, grazie a (1832-1917), assunse un significato e una diffusione senza precedenti; di fronte ai bizzarri costumi nativi, costituiti da fantasiose mitologie, strane credenze e variopinti rituali, gli europei si sentivano portatori di una . La loro superiorità tecnologica, organizzativa e militare li rendeva non soltanto capaci di imporsi politicamente sulle altre popolazioni, ma confermava la loro convinzione di essere i portatori della , inteso sia sul piano dello sviluppo tecnologico, sia, e soprattutto, sul piano dello . Il progresso tecnologico, esibito concretamente nella prima Esposizione universale di Londra del 1851, dimostrava culturalmente la validità dell’ideologia positivista. Nell’Esposizione infatti, tenutasi nel sontuoso Crystal Palace, giganteschi padiglioni esponevano centinaia di macchine di tutti i tipi e realizzate per tutti gli usi: fucine, locomotive, macchine agricole, ascensori e così via. primitivo Edward Burnett Tylor civilizzazione superiore luce del progresso sviluppo spirituale e morale Il Crystal Palace nel 1851, in occasione della prima Esposizione universale di Londra, dove era possibile ammirare le opere dell’industria di tutte le nazioni. Litografia a colori di T. Picken, secondo un dipinto di P. Brannan.