LA STORIA di Galatea Vaglio Imparare con lo storytelling Il giovane cavaliere FRANCIA, INTORNO AL 950 La piccola chiesa è silenziosa: Enrico avverte i passi del cappellano che si allontanano, sfumando nel buio. Attorno a lui c’è solo il silenzio, e così resterà per tutta la notte. È la sua ultima notte da scudiero, domani diverrà cavaliere. Questo prevede l’usanza: che la notte prima dell’investitura l’aspirante cavaliere rimanga in preghiera, solo, nella cappella del palazzo. Sono anni che Enrico aspetta questo momento. È arrivato dal conte, che è il suo signore, quando era un bambino, affidato dal padre, un piccolo nobile di provincia, perché venisse istruito al castello. Anni passati a lucidare armature e spade, a distinguere i vari tipi di arma da taglio e da lancio, a strigliare cavalli. Il suo signore è meticoloso e vuole che tutto risplenda e sia perfetto quando scende in campo. E come scudiero, Enrico pian piano ha imparato a occuparsi di tutto questo. E poi a cavalcare e combattere. Prima con l’armatura leggera, fatta di strati di cuoio intrecciato, poi con la cotta di maglia, fatta di piccole catene di metallo fitte come un tessuto. Da domani avrà la sua spada, il suo cavallo, e giurerà di difendere i bisognosi e le dame in difficoltà. Come gli eroi e i paladini di cui ha sentito narrare le imprese. Da una finestra gli arriva l’eco della canzone di un menestrello. Un giorno magari saranno le sue imprese a essere cantate nelle corti, per affascinare le giovani dame. Sorride. Il futuro gli sembra meraviglioso.