2 Le conseguenze della crisi

Tra credenze e superstizioni

Nel Trecento la causa della peste era sconosciuta: i medici del tempo attribuivano l’origine della malattia alla “corruzione dell’aria”, contro la quale si bruciavano profumi e incensi, oppure al cattivo influsso delle stelle.
Durante l’epidemia si diffuse la convinzione, sostenuta dai predicatori nelle chiese, che la causa del terribile male fossero i peccati commessi dalle persone. In un clima di terrore collettivo, cominciarono così le manifestazioni di penitenza: gruppi di fanatici, detti flagellanti, percorrevano in processione le vie delle città colpendosi le spalle con cinghie di cuoio fino a sanguinare, al fine di scontare i peccati propri e degli altri e invocare in questo modo la fine dell’epidemia.