Il Medioevo del contadino
ITALIA SETTENTRIONALE, INTORNO AL 700
«Padre, domani dobbiamo seminare?»
Il figlio maggiore di Arnolfo lo guarda per chiedere conferma. Il padre annuisce. Gli altri ragazzi e i bambini si avviano verso i giacigli. L'indomani sarà una lunga giornata nei campi. È faticosa la loro vita, pensa Arnolfo, ma anche piena di soddisfazioni. Ha una casa ai margini del bosco, dove sua moglie cresce i figli e tesse la lana per vestirli. Hanno avuto sei bambini, quattro maschi e due femmine, e per grazia di Dio ben quattro sono sopravvissuti e ora sono quasi tutti grandi: è stato assai più fortunato dei suoi due fratelli, che hanno perso i figlioli in fasce e sono rimasti vedovi due volte, a causa di febbri e di malattie. Alla sua famiglia non manca nulla, in fondo. I campi che coltivano per conto del signore danno frutti, e lui può mettere in tavola ogni giorno una buona zuppa per tutti. Di tanto in tanto anche la carne, che caccia nel bosco insieme ai suoi figli più grandi. Loro presto si sposeranno, con ragazze del villaggio dalla risata contagiosa. Presto nella piccola casa ai confini con il bosco, se Dio vuole, ci saranno altre voci di bambini, i suoi nipoti.
Qualche volta alla messa della domenica sente dire dal prete che la loro è un'età di decadenza, vicina alla fine dei tempi, perché una volta le città fiorivano e si abitava in case decorate con marmi e tessuti preziosi. Ora le città sono quasi vuote, e vivere nei campi è più sicuro e facile, perché si può coltivare il cibo o cacciare gli animali per nutrirsi. Arnolfo non rimpiange i tempi in cui le città fiorivano: in campagna sta bene. Con i suoi figli, con la sua vita tranquilla, in pace con sé stesso e con il mondo. Forse la fine dei tempi è davvero vicina come dicono, ma lui può attenderla con serenità.