UNITÀ 5 L et degli imperi 7 La Belle poque, tra fiducia nel progresso e nuove inquietudini Una visione ottimistica del futuro Manifesto del 1904 che pubblicizza una sala da ballo nella Parigi della Belle poque. La Seconda rivoluzione industriale e lo sviluppo della societ di massa coincisero con un lungo periodo di pace per gli europei. Tra la fine della guerra franco-prussiana nel 1870 [ capitolo 10, p. 252] e lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, la mancanza di conflitti, insieme al miglioramento delle condizioni di vita e alla diffusione del benessere, fece nascere un senso di ottimismo e fiducia nel futuro. Dopo la Prima guerra mondiale, quest epoca sarebbe stata ricordata come Belle poque ( epoca bella in francese): le distruzioni e la violenza del conflitto resero pi vivo il ricordo di quel clima di spensieratezza, socialit e voglia di vivere che sembrava terminato per sempre. Il centro della Belle poque fu Parigi: nella citt si tenevano spettacoli, mostre e concerti; la gente passeggiava lungo i viali illuminati e si incontrava nei caff . Il darwinismo sociale e il razzismo In questo clima culturale dominato dal Positivismo, che si proponeva di applicare il metodo scientifico anche ai problemi della societ [ capitolo 9], il pensiero di Charles Darwin fu divulgato, semplificato e distorto attraverso il darwinismo sociale . Per i sostenitori di questa teoria, la societ umana seguiva le stesse leggi della selezione naturale: nel corso della storia, individui, gruppi sociali e nazioni che si adattavano meglio ai cambiamenti erano destinati a dominare, mentre chi non riusciva ad adattarsi era destinato a essere sottomesso. Secondo il darwinismo sociale, quindi, esistevano razze superiori e razze inferiori. Questa teoria, tra fine Ottocento e inizio Novecento, contribu a diffondere l idea che la razza bianca fosse una razza superiore, e offr la giustificazione alle conquiste coloniali in Asia e in Africa da parte degli europei [ capitolo 13, pp. 351-355]. Oggi, grazie alle ricerche della biologia, sappiamo che l idea della razza non ha fondamento scientifico: gli esseri umani appartengono tutti a un unica specie e le differenze fisiche fra i vari gruppi, come il colore della pelle, la statura, i tratti del viso, rappresentano forme di adattamento ai diversi ambienti naturali. 326