Raffaello Sanzio
(Urbino, 1483-Roma, 1520)
(Urbino, 1483-Roma, 1520)
Dopo un periodo di formazione a Urbino, alla corte di Federico da Montefeltro, e a Perugia, Raffaello lavora a Firenze e poi a Roma, al servizio prima di papa Giulio II e poi di Leone X. E proprio nella città papale Raffaello raggiunge grandissima notorietà e ottiene incarichi prestigiosi che realizza anche grazie alla sua rinomata bottega.
Nelle sue opere Raffaello riesce ad armonizzare due tendenze tipiche del Rinascimento, ovvero il naturalismo, che mira a rappresentare in modo fedele ciò che si vede in natura, e l'idealismo, che vuole invece raggiungere la bellezza perfetta.
Raffaello realizza nel 1504 per la chiesa di San Francesco a Città di Castello, in Umbria, la tavola dello Sposalizio della Vergine [1], in cui raffigura un sacerdote che unisce in matrimonio Maria e Giuseppe.
L'asse di simmetria della scena, costruita secondo una rigorosa visione prospettica [2], è segnato dal sacerdote, raffigurato in mezzo agli sposi che si scambiano gli anelli.
Maria, a sinistra, è accompagnata dalle donne che assistono all'evento, mentre dietro Giuseppe ci sono gli altri pretendenti esclusi, ognuno dei quali ha in mano un ramoscello secco: solo quello di Giuseppe è fiorito, simbolo che Dio lo ha scelto come sposo. Sulla destra, in primo piano, un giovane arrabbiato spezza il proprio ramoscello con il ginocchio.
Sullo sfondo, al centro, si trova un tempio a pianta poligonale coronato da una grande cupola.

Il dipinto è costruito secondo una prospettiva centrale: la linea dell'orizzonte (LO) passa per la base del tempio; il punto di fuga (P) coincide con la porta aperta del tempio, che lascia intravedere il paesaggio; la pavimentazione a riquadri della piazza sottolinea le linee prospettiche e accresce il senso di profondità.
