TEMI D'ARTE UNIVERSALI

Il dolore, la compassione e la guerra

La Pietà di Michelangelo ha ispirato nei secoli molti artisti: dalla citazione del braccio abbandonato nella Deposizione di Caravaggio all'artista serba contemporanea Marina Abramović (vedi p. 446), che mette in scena un quadro vivente nella sua opera Pietà. Anima Mundi.

Il momento in cui la Madonna contempla il corpo del figlio portato giù dalla croce è diventato nel tempo un'immagine universale di dolore e compassione.

Caravaggio, Deposizione. La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo, appena deposto dalla croce, viene adagiato sul sepolcro di pietra in primo piano. Nicodemo, in veste arancione e con le gambe saldamente piantate a terra, sostiene il peso del corpo prendendolo sotto le ginocchia; Giovanni evangelista, in rosso e verde, lo regge sotto le spalle. Il braccio destro di Cristo ricade inerte verso il basso, con la mano che sfiora la lastra tombale, accentuando il senso di gravità e abbandono. Alle loro spalle emergono dalla penombra le figure dolenti: la Vergine velata in blu e bianco, Maria Maddalena con il capo chino e una terza figura femminile con le braccia levate in un gesto di disperazione. Il fondo è scuro e privo di ambientazione definita; un intenso fascio di luce radente modella i corpi e i panneggi, creando un forte contrasto chiaroscurale che concentra l’attenzione sul gruppo compatto delle figure e sulla fisicità drammatica del Cristo.
Caravaggio, Deposizione, 1600-1604 ca., olio su tela, 300x203 cm. Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana.
Marina Abramović, Pietà. Anima Mundi. Fotografia a colori inserita in una cornice nera con timpano triangolare che richiama la struttura di una pala d’altare. Al centro, su uno sfondo scuro e neutro, una donna con abito rosso è seduta e sorregge sulle ginocchia il corpo disteso di un uomo vestito di bianco. Il drappo rosso si espande sul pavimento, creando un forte contrasto cromatico con il nero dell’ambiente e con il candore degli abiti dell’uomo. La donna solleva lo sguardo verso l’alto, in un atteggiamento sospeso tra dolore e contemplazione, mentre il corpo dell’uomo appare abbandonato, con la testa reclinata e le gambe distese.
Marina Abramović, Pietà. Anima Mundi (trittico), particolare, 1981-1983, Collezione privata.

Lo scultore italiano Jago (Frosinone, 1987) ha reinterpretato la Pietà sostituendo alla figura della Madonna quella di un padre che raccoglie da terra il corpo del figlio morto, un soggetto ispirato da una fotografia di guerra. Come nel capolavoro di Michelangelo, anche qui dimentichiamo che si tratta di marmo e partecipiamo alla tragedia di chi ha perso chi ha di più caro, perché l'espressione della sofferenza ci accomuna a ogni latitudine e in ogni tempo.
Jago racconta sui suoi canali social la realizzazione dell'opera, più di un anno di lavoro nello studio nella chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi, nel cuore di Napoli, dove oggi è il suo museo.


Jago, Pietà. Scultura in marmo bianco che raffigura un uomo adulto, completamente nudo, che siede con il busto inclinato all’indietro e lo sguardo contratto in un’espressione di dolore; sulle sue gambe sostiene il corpo privo di vita di un giovane, anch’esso nudo, abbandonato con il capo reclinato e il braccio destro pendente. La composizione è compatta e triangolare, ma più serrata rispetto ai modelli rinascimentali: i corpi sono ravvicinati, muscolosi, resi con forte naturalismo anatomico. Il contrasto tra la tensione del volto dell’uomo adulto e l’abbandono del giovane accentua la dimensione drammatica.
Jago, Pietà, 2021, marmo, 140x80x150 cm.