PRIGIONE BARBUTO (1519-1534)
Il non-finito
Nel 1505 papa Giulio II incarica Michelangelo di realizzare la sua tomba monumentale, ma il progetto verrà rifatto ben cinque volte e sarà completato solo nel 1545. Michelangelo è tormentato da quest'opera rimasta così a lungo incompleta, tanto che la definisce «la tragedia della sepoltura», e per il progetto definitivo scarta sei figure di schiavi, i cosiddetti Prigioni, che avrebbero dovuto decorare la parte inferiore della tomba.
Michelangelo li rappresenta come uomini giganteschi che con uno sforzo enorme cercano di "emergere" dal blocco di marmo informe: con le gambe possenti, il torace muscoloso e la forte torsione del corpo, il Prigione barbuto [3] sprigiona una grande energia e sembra letteralmente liberarsi dal marmo che lo imprigiona.
Alcune parti del corpo sono perfettamente levigate, altre invece sono appena sbozzate, non finite: queste parti esprimono bene la convinzione di Michelangelo che l'idea di una statua sia già nel blocco di marmo, sta allo scultore liberarla!

