Tiziano
(Pieve di Cadore, 1488 circa-Venezia, 1576)
(Pieve di Cadore, 1488 circa-Venezia, 1576)
Allievo di Giorgione, Tiziano diventa presto il pittore della nobiltà veneziana e dei grandi governanti che chiedono di essere ritratti da lui, offrendoci uno spaccato dei costumi e della società del tempo.
Durante la sua lunga vita, Tiziano si dedica a diversi generi artistici, trattando anche soggetti mitologici e religiosi.
Come Giorgione, utilizza la pittura tonale, ma a differenza del maestro dà più importanza alle figure rispetto al paesaggio.
Tiziano realizza questa tela [1] per Guidobaldo II della Rovere, signore di Urbino, da qui il titolo Venere di Urbino. La dea dell'amore e della bellezza è rappresentata nuda, con i lunghi capelli sciolti sulle spalle, distesa su un letto coperto da un lenzuolo bianco. La figura, morbida e sensuale, coinvolge lo spettatore rivolgendogli uno sguardo diretto, mentre con la mano destra lascia cadere alcune rose rosse.
La scena è ambientata nel ricco interno di un palazzo rinascimentale, con mobili raffinati e pregiati arazzi alle pareti, e una finestra che dà su un giardino. In fondo alla stanza due domestiche stanno rovistando in un baule, intente forse a scegliere gli abiti per la dama.
La pianta di mirto, appoggiata sul davanzale, è un simbolo dell'amore matrimoniale, mentre il cagnolino, che riposa accucciato ai piedi del letto, è simbolo di fedeltà.
L'arte di Tiziano rispecchia la ricchezza e la raffinatezza dei suoi committenti anche attraverso l'attenzione ai dettagli delle ambientazioni architettoniche, delle vesti e degli oggetti preziosi.

Tra i pigmenti di altissima qualità che Tiziano usa per le sue opere, c'è una particolare tonalità di rosso che l'artista impiega per i capelli di molti soggetti femminili: è una sorta di rosso-oro come la chioma della Venere di Urbino.
Nella Venezia del tempo divenne una moda tingersi i capelli di questo rosso-castano, perché è un colore caldo e sensuale, e tutt'ora è chiamato "rosso Tiziano".
