Tiziano

(Pieve di Cadore, 1488 circa-Venezia, 1576)

Allievo di Giorgione, Tiziano diventa presto il pittore della nobiltà veneziana e dei grandi governanti che chiedono di essere ritratti da lui, offrendoci uno spaccato dei costumi e della società del tempo.

Durante la sua lunga vita, Tiziano si dedica a diversi generi artistici, trattando anche soggetti mitologici e religiosi.

Come Giorgione, utilizza la pittura tonale, ma a differenza del maestro dà più importanza alle figure rispetto al paesaggio.

VENERE DI URBINO (1538)

Uno sguardo provocante

Tiziano realizza questa tela [1] per Guidobaldo II della Rovere, signore di Urbino, da qui il titolo Venere di Urbino. La dea dell'amore e della bellezza è rappresentata nuda, con i lunghi capelli sciolti sulle spalle, distesa su un letto coperto da un lenzuolo bianco. La figura, morbida e sensuale, coinvolge lo spettatore rivolgendogli uno sguardo diretto, mentre con la mano destra lascia cadere alcune rose rosse.

La scena è ambientata nel ricco interno di un palazzo rinascimentale, con mobili raffinati e pregiati arazzi alle pareti, e una finestra che dà su un giardino. In fondo alla stanza due domestiche stanno rovistando in un baule, intente forse a scegliere gli abiti per la dama.

La pianta di mirto, appoggiata sul davanzale, è un simbolo dell'amore matrimoniale, mentre il cagnolino, che riposa accucciato ai piedi del letto, è simbolo di fedeltà.

L'arte di Tiziano rispecchia la ricchezza e la raffinatezza dei suoi committenti anche attraverso l'attenzione ai dettagli delle ambientazioni architettoniche, delle vesti e degli oggetti preziosi.

Tiziano, Venere di Urbino. L’immagine raffigura una donna nuda distesa su un letto coperto da lenzuola bianche e da un drappo rosso decorato. La figura è sdraiata di profilo con il busto leggermente sollevato, la testa appoggiata su un cuscino e lo sguardo rivolto verso l’osservatore; con la mano destra tiene un mazzolino di rose, mentre la sinistra è posata sul bacino. Ai piedi del letto è accovacciato un piccolo cane. Sullo sfondo, in un ambiente interno con pavimento a riquadri, due donne sono accanto a una cassapanca, una in piedi e una che ci rovista dentro; dietro di loro si apre una finestra con colonne che lascia intravedere il cielo al tramonto.
1 Tiziano, Venere di Urbino, 1538, olio su tela, 119x165 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.

LINGUAGGIO VISIVO – Il colore: rosso Tiziano

Tra i pigmenti di altissima qualità che Tiziano usa per le sue opere, c'è una particolare tonalità di rosso che l'artista impiega per i capelli di molti soggetti femminili: è una sorta di rosso-oro come la chioma della Venere di Urbino.

Nella Venezia del tempo divenne una moda tingersi i capelli di questo rosso-castano, perché è un colore caldo e sensuale, e tutt'ora è chiamato "rosso Tiziano".


Tiziano, Venere di Urbino, particolare. L’immagine mostra il volto della figura femminile con la testa inclinata e lo sguardo rivolto verso l’osservatore. I capelli sono lunghi, ondulati e di colore biondo dorato, sciolti sulle spalle. Il viso è illuminato da una luce calda che mette in evidenza gli occhi scuri, le labbra socchiuse e l’incarnato chiaro; è visibile un orecchino pendente.