L'architettura è senz'altro la testimonianza più rappresentativa della civiltà romana, caratterizzata da grandi invenzioni ingegneristiche presenti in tutte le regioni dell'impero.
In ogni territorio di conquista, i Romani costruiscono strade, ponti, acquedotti ed edifici per lo svago e il benessere: tutto ciò, insomma, che è necessario per lo spostamento dell'esercito, per la vita nelle nuove colonie e soprattutto per la diffusione della cultura e del modo di vivere romani.
Tranne poche eccezioni, non si conoscono i nomi degli architetti romani, ma sappiamo che provenivano da ogni parte dell'impero, dal momento che i Romani sapevano trarre dalle culture dei popoli assoggettati tecniche e tipologie di edifici che poi rielaboravano secondo il loro spirito pratico.
IL CALCESTRUZZO
La tecnica del cementizio (o calcestruzzo) consisteva nel riempire lo spazio tra due muri (paramenti) con un impasto costituito da malta (calce, acqua e sabbia) mescolata a piccole pietre e ghiaia.
Quali erano i vantaggi?
Moltissimi. Innanzitutto, una volta seccato, il calcestruzzo diventava molto resistente (tanto che le costruzioni romane sono arrivate fino a noi); inoltre, era più malleabile e più leggero rispetto alla pietra, per cui permetteva di costruire edifici molto alti e con forme ricurve; infine, era veloce da utilizzare e molto economico.

LE COPERTURE A VOLTA
Utilizzando la tecnica dell'arco a tutto sesto appresa dagli Etruschi (vedi p. 70) e il calcestruzzo, i Romani sviluppano nuovi tipi di copertura.


