Le dimore dei Romani si differenziano a seconda della classe sociale delle famiglie che vi risiedono.
Le classi più povere vivono in veri e propri condomini, le insulae (leggi "ìnsule"), con un cortile al centro. Il pianoterra è spesso occupato da botteghe che affacciano sulla strada, i primi piani ospitano appartamenti spaziosi e ben arredati, mentre i piani superiori sono i meno costosi e i più pericolosi, perché costruiti in legno e quindi soggetti a incendi e crolli.
Le classi benestanti vivono in grandi case di città (le domus) e i più ricchi possiedono anche la villa in campagna o vicino al mare, per i periodi di vacanza.
La domus aristocratica
Il cuore della domus romana [1] è l'atrio, un cortile aperto con una vasca al centro (implùvium) per raccogliere l'acqua piovana, poi destinata ai vari usi domestici.
Intorno all'atrio si dispongono gli altri ambienti: la sala di rappresentanza (tablìnum), dove il padrone di casa riceve i suoi ospiti, le piccole stanze per dormire (cubicola), la sala da pranzo (triclìnium) e, dalla parte opposta all'ingresso, in fondo alla casa, il giardino (peristìlium) circondato da portici colonnati e abbellito da statue, fontane e piante decorative.

CASA DEL FAUNO (II-I secolo a.C.)
La domus più grande di Pompei
È chiamata così per la statuetta bronzea di fauno danzante che decorava l'implùvium dell'atrio principale [2].
Ha una superficie di più di 3000 metri quadrati, la metà di un campo da calcio, con due atri, due peristìli, sale da pranzo e per ricevere gli ospiti, oltre a una dozzina di camere da letto.
Tutta la casa era ricchissima di mosaici pavimentali e affreschi.
LESSICO
fauno: divinità della campagna e dei boschi, legata al culto di Dioniso (Bacco per i Romani).
