LA SCULTURA ROMANA

A partire dal II secolo a.C., con le guerre di conquista i Romani entrano in contatto con la civiltà greca e ne ammirano la produzione artistica. Portano a Roma un incredibile numero di statue greche e ne producono copie. La scultura romana è quindi molto influenzata da quella greca.

In età repubblicana prevale uno stile realistico, soprattutto nei ritratti privati che riproducono con precisione i tratti degli antenati delle famiglie nobili e dei cittadini illustri.

In età imperiale, la scultura diventa strumento di propaganda politica e si scelgono le forme ideali dei modelli greci: la statuaria esalta la figura dell'imperatore e il bassorilievo, che riveste edifici e monumenti, celebra la storia di Roma.

I segni di riconoscimento

  • ritratto realistico: riproduce fedelmente i lineamenti del volto
  • ritratto idealizzato: si rifà ai modelli greci per esaltare la figura dell'imperatore
  • rilievo storico: celebra la storia di Roma raccontando in modo didascalico le imprese e le tradizioni

I ritratti

Il ritratto realistico

I patrizi romani, al momento della morte di un parente, realizzavano una maschera di cera tratta dal volto del defunto che veniva conservata in armadietti di legno nell'atrio della domus, insieme a quelle degli altri antenati. Indossavano poi queste maschere durante le cerimonie funebri dei congiunti, per glorificarne la memoria.
Da questa antica tradizione deriva lo stile del ritratto romano di età repubblicana: così come le maschere in cera riproducevano fedelmente il defunto, anche nella scultura prevale la volontà di raffigurare in modo realistico il soggetto.
Il ritratto del Vecchio da Otricoli [1] rappresenta i difetti dell'età avanzata, come le rughe profonde, le guance scavate e forse la mancanza dei denti della parte superiore della bocca, dal momento che il labbro inferiore è molto sporgente.

Busto marmoreo del Vecchio da Otricoli con volto segnato da rughe profonde, cranio calvo, espressione severa e veste drappeggiata sulle spalle.
1 Vecchio da Otricoli, 50 a.C. ca., marmo. Roma, Museo Torlonia.

Il ritratto idealizzato

In età imperiale il ritratto diventa uno strumento per diffondere l'immagine dell'imperatore: quando si insediava, la sua immagine veniva subito riprodotta dagli scultori e molte copie venivano inviate in tutto l'impero. Questo tipo di ritratto ufficiale abbandona la raffigurazione realistica del volto e offre un'immagine idealizzata secondo i modelli della scultura greca.
Nel Ritratto di Adriano [2], il volto ovale dell'imperatore è sereno, con i tratti levigati, ed esprime pacatezza e riflessione. Amante della cultura greca, Adriano è il primo imperatore a farsi ritrarre con la barba, come i filosofi greci.

Busto in marmo raffigurante Adriano, con capelli ricci e barba corta. Indossa una corazza decorata con il volto di una figura mitologica e un mantello fissato sulla spalla da una fibula rotonda. Lo sguardo è rivolto leggermente verso sinistra.
2 Ritratto di Adriano, 117-138 d.C. ca., marmo. Roma, Museo Nazionale Romano.