Ciao, sono il Monte Bianco,
un vero gigante di granito, e con i miei 4809 metri d'altitudine sono la cima più alta delle Alpi. Sono "diviso" fra Valle d'Aosta, Francia e Svizzera, e da sempre la mia vetta più alta è motivo di contesa: sia l'Italia sia la Francia vorrebbero che questo record rientrasse nel loro territorio, ma a me poco importa, perché per noi montagne i confini sono solo un'invenzione umana.
Le vostre azioni mi interessano molto di più quando provocano grandi cambiamenti. Da tempo immemore infatti sono considerato la "casa dei ghiacciai" – ne accolgo più di 150, fra grandi e piccoli –, ma negli scorsi decenni l'aumento delle temperature ha determinato una rapida fusione dei ghiacci, che accelera sempre di più. Un esempio si può vedere in Val Veny, una delle valli alle mie pendici, dove si estende il ghiacciaio del Miage.
Il colore di questo ghiacciaio non è bianco, ma quasi nero, a causa della grande quantità di detriti che nel tempo l'hanno ricoperto, proteggendolo però anche dalle alte temperature.
Nel corso dei secoli, a 2000 metri di quota, si è formato il Lago del Miage e oggi lago e ghiacciaio sono entrambi tenuti sotto stretta osservazione: le loro trasformazioni sono come un termometro che misura la febbre di tutto il Pianeta.

Simili a me
Il ghiacciaio della Marmolada, tra Veneto e Trentino, è il più grande delle Dolomiti, e soffre proprio come il Miage. Anche lui si è molto ridotto: rispetto a cento anni fa la sua superficie è diminuita di oltre l'80%, e il suo volume del 94%. C'è il rischio che entro il 2040 diventi soltanto un ricordo. Le conseguenze sono gravi già oggi: nell'estate del 2022, un terribile crollo ha provocato una valanga di acqua, ghiaccio e detriti che ha ucciso undici persone e devastato il territorio.
