2 LE FORME DEL VERBO


Dall'uso alla regola

Leggi la seguente definizione e rispondi alla domanda.

Il verbo, così come il nome, l'aggettivo, l'articolo e il pronome, è una parte variabile del discorso.

  • Che cosa varia del verbo?

Illustrazione di un bambino in una stanza mentre si veste: davanti a un armadio aperto solleva una grande V rossa davanti al busto; accanto, su una panca, sono appoggiati un paio di scarpe sportive e un cappellino, mentre un paio di pantaloni azzurri a forma di V capovolta è appeso all’anta dell’armadio.

RADICE E DESINENZA

Prendiamo un verbo qualsiasi, per esempio cantare. Pensiamo a forme diverse di questo verbo, per esempio canti, canterei, cantando, cantato ecc.
In ciascuna forma è possibile riconoscere una parte della parola sempre uguale, che consente di capire di quale verbo si tratta, e una parte che cambia.
La parte che non cambia mai è la prima (nel caso di cantare è cant-): è detta radice ed esprime il significato di base del verbo.
L'ultima parte della parola, variabile, è detta invece desinenza.
Nel caso dei nostri esempi sono desinenze -i (canti), -rei (canterei), -ndo (cantando), -to (cantato). Tra la radice e la desinenza può trovarsi una vocale, come in cant-a-ndo. Questa vocale è detta vocale tematica. Per comodità, d'ora in poi evidenzieremo insieme alla desinenza anche la vocale tematica.

Cantando
Cant- = radice
a = vocale tematica
-ndo = desinenza

Dalla desinenza si ricavano informazioni sulla persona e sul numero, sul tempo, sul modo e sulla forma (o diàtesi) attiva o passiva dei verbi.

LA PERSONA E IL NUMERO

La desinenza verbale ci fa capire qual è la persona soggetto dell'azione espressa dal verbo, anche quando il soggetto è sottinteso: per esempio cantiamo è chiarissimo anche senza la presenza del pronome personale noi.