Non chiederci la parola
di Eugenio Montale, da Ossi di seppia
di Eugenio Montale, da Ossi di seppia
In una delle poesie più celebri del Novecento italiano, Montale definisce la sua poetica per via negativa.
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
squadri da ogni lato, definisca con precisione
croco, tipo di fiore dai colori molto accesi
canicola, il sole nell’ora più calda
sì, bensì, piuttosto
Codesto, questo
METRO: quartine di varie forme metriche
Questa lirica è posta da Montale in apertura della sezione “ossi brevi”. è dunque in qualche modo il manifesto del suo messaggio (ciò che “oggi possiamo dirti”) concretizzato nell’immagine di “qualche storta sillaba e secca come un ramo”.
(vedi Pagine di realtà, p. 104)