Dopo la morte di Freud e alla fine della Seconda guerra mondiale la psicoanalisi si diffuse in tutto il mondo e nella cultura di massa, anche se dovette affrontare numerosi scontri e divisioni interne. La più importante e forse la più dolorosa fu quella che coinvolse Carl Gustav Jung.
Carl Gustav Jung (1857-1961) era considerato da Freud il suo allievo più brillante. Tuttavia fra i due sorse un profondo contrasto. In particolare, Jung non condivideva l’enfasi eccessiva che Freud dedicava alla sessualità infantile come motore di tutta la psiche. Inoltre, Jung pensava che l’inconscio non fosse solo individuale, ma collettivo: riteneva cioè che ci fossero alcune figure, da lui definite archetipi, presenti nei sogni di tutti gli uomini e anche nel simbolismo dei miti e delle religioni, come quelle della Madre Terra, del Vecchio, della Strega ecc. Jung riteneva che con il passare dei millenni queste immagini primitive si fossero insediate nella nostra mente e costituissero la base di tutte le produzioni inconsce.
Dopo la morte di Freud un’ulteriore divisione coinvolse due psicoanaliste: la figlia di Freud, Anna, e Melanie Klein.
