CONTESTO
La ristrutturazione dell’Acropoli di Pergamo voluta da Eumene II ha determinato la costruzione di un muro di cinta e di una nuova terrazza, posta al di sotto di quella del santuario di Atena, destinata ad accogliere al centro un maestoso altare, terminato intorno al 156 a.C. da Attalo II. Il monumento era dedicato a Zeus Sotér (salvatore) e Atena Nikephóros “che porta la vittoria” (dal greco níke – vittoria – e phéro – portare), al fine di celebrare le vittorie ottenute dai sovrani pergameni sui Galati, una popolazione di origine celtica che si era riversata in Asia Minore.
I frammenti dell’altare, riutilizzati per la costruzione di un forte bizantino, vennero casualmente rinvenuti dall’ingegnere tedesco Karl Humann e nel 1878, dopo anni di scavi, furono trasportati a Berlino. Qui l’altare è stato interamente ricostruito con i rilievi originali ed è oggi conservato in uno dei musei più importanti della Germania che prende il nome dalla città di Pergamo, il Pergamonmuseum.

STRUTTURA ARCHITETTONICA
L’altare si imposta su un basamento di forma quadrangolare di 36,44 x 34,20 metri, su cui si ergono un crepidoma di cinque gradini e uno zoccolo a ferro di cavallo rivestito di marmo che accoglie il Grande fregio della Gigantomachia. La struttura, alta circa 25 m, prevede due avancorpi tra i quali si sviluppa la monumentale scalinata centrale, lunga quasi 20 metri, da cui si accede all’altare vero e proprio. Il podio con le decorazioni ad altorilievo è sormontato da un porticato ionico che segue l’intero perimetro esterno della struttura, composto da colonne poco slanciate con capitelli d’angolo, intervallate da statue di poco rientranti. Il colonnato sostiene un architrave a tre fasce e una cornice a dentelli senza fregio, fedele quindi alla tradizione dell’ordine ionico dell’Asia Minore. L’altare sacrificale è a sua volta circondato da un secondo portico ionico costituito da coppie di semicolonne addossate a pilastri, dietro le quali, sulla parete, si imposta il Piccolo fregio.


DECORAZIONE SCULTOREA
| Grande fregio tra dinamismo e páthos | Sul podio dell’altare corre per 120 metri di lunghezza il Grande fregio, uno dei massimi capolavori dell’arte ellenistica. Costituito da lastre larghe tra 70 e 100 cm e alte 2,3 m, il fregio realizzato ad altorilievo illustra una Gigantomachia, il mitico scontro tra i giganti, figli di Cielo (Urano) e Terra (Gea), e gli dèi olimpici guidati da Zeus. La scelta del tema deve essere associata alla vittoria ottenuta dai Pergameni contro i Galati, identificati nei giganti; in questo modo, i sovrani di Pergamo si presentano quali portavoce della cultura greca e dell’ordine civile contro il caos dei barbari.
La lotta cosmica è rappresentata attraverso una serie di duelli che vedono due individui in lotta l’uno contro l’altro, singole monomachìe costruite secondo lo schema classico, ma che sono ben lontane dagli esempi precedenti, in quanto qui le figure si susseguono in un ritmo serrato, intrecciandosi e sovrapponendosi tra loro ed esprimendo un grande realismo nella resa dei corpi e drammaticità nelle espressioni dei volti.
