L’OPERA SIMBOLO – FOCUS

Taurokathápsia

La pittura del “gioco del toro” incarna tutta l’essenza dell’arte minoica, dalla policromia degli affreschi al dinamismo delle figure che compongono la scena, intorno all’energica potenza del toro.

Taurokathápsia (Gioco del toro). Affresco con fondo azzurro raffigurante un grande toro, dal manto bruno chiazzato di bianco, attorno al quale tre giovani partecipano al salto rituale: uno afferra le corna, un altro compie una capriola sul dorso, mentre il terzo atterra dietro all’animale con le braccia tese. L’immagine è incorniciata da motivi geometrici e decorativi.
Taurokathápsia (Gioco del toro), 1650-1450 a.C., affresco, 78,2 x 104,5 cm. Heraklion, Museo Archeologico.
Schema compositivo della Taurokathápsia. Disegno che illustra le fasi del salto sul toro: a sinistra un giovane afferra le corna dell’animale, al centro un acrobata compie una capriola sopra il dorso, a destra un altro giovane atterra con le braccia tese dietro al toro. Frecce rosse indicano la sequenza del movimento.
Schema compositivo della Taurokathápsia.

CONTESTO

L’affresco è stato scoperto nel lato est del Palazzo di Cnosso dall’archeologo inglese Arthur Evans, al quale si deve la ricomposizione dei numerosi frammenti rinvenuti, ed è conservato a Creta al Museo Archeologico di Heraklion. Come per altre pitture di Cnosso, anche in questo caso l’opera risente dell’interpretativa reintegrazione operata da Evans, nonostante mantenga una buona percentuale di originalità. La datazione continua oggi a presentare diverse problematiche, in quanto oscilla tra il 1650 e il 1450 a.C.