4. L’etnia 4.1 CHE COS’È L’ETNIA In antropologia il termine “ ” si afferma nei primi decenni del Novecento, soprattutto nella tradizione di studi funzionalista | vedi , p. 23 |, ed è stato utilizzato a lungo nelle scienze sociali per indicare un gruppo umano identificabile dalla condivisione di tre fattori chiave: , e . Si parlava così di etnie africane, asiatiche, mediorientali e così via. In questa prospettiva, l’etnia è dunque un gruppo sociale che si identifica con una cultura ben determinata, una lingua particolare e uno specifico territorio. Questa impostazione, che si può definire , intende l’etnia come un : la concepisce come un dato di fatto oggettivo. Alla rappresentazione dell’umanità fondata sull’idea di si sostituiva, con il concetto di etnia, una rappresentazione analoga ma basata sull’idea di una . L’etnia intesa in senso oggettivista propone un’immagine di genti, tribù, popolazioni . Circoscrivere tribù ed etnie, delimitandone esattamente gli orizzonti culturali e i confini territoriali, è stata una operazione metodologica utile ai primi antropologi, fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Novecento, per raccogliere dati di campo e per l’analisi comparativa. Allo stesso tempo, nel periodo delle prime ricerche etnografiche, per amministrare le popolazioni locali sottomesse, la ha avuto la necessità di classificare le comunità e di frazionarle entro . Nella seconda metà del Novecento vi è stata una del concetto oggettivista di etnia a partire dagli studi dell’antropologo norvegese | vedi |, in particolare con le sue ricerche etnografiche in Medio Oriente e in Pakistan. Barth ha fortemente criticato che si potesse parlare di etnia mediante una identificazione rigida, fissa e compatta fra una lingua, un territorio e una cultura. La visione oggettivista dà per scontata l’idea (errata) che dietro ogni etnia vi sia un’origine comune assunta a fondamento naturale: ciò produce per Barth la , riducendola a una . Barth richiama l’importante nozione di “ ”, con cui intende il , ossia il sentimento identitario, in genere avvertito in modo molto forte, di appartenenza al gruppo, che dà per scontato il carattere stabile, statico e oggettivo con cui si pensa la propria etnia. Al contrario, le ricerche etnografiche in molte parti del mondo hanno mostrato che : tutti i gruppi umani, le loro culture, le loro lingue, sono il frutto più o meno lento di con gli altri. Le culture sono sempre state aperte e fluide, tanto di più oggi con il fenomeno della , la sempre maggiore mobilità di merci e persone, i social media e la diffusione della tecnologia di Internet: non è possibile pensare all’etnia in termini di uno stretto legame fra confini territoriali, linguistici e culturali, poiché i territori cambiano, le persone e le lingue circolano e si mescolano, le culture si sovrappongono e si integrano. etnia UNITÀ 1 cultura lingua territorio oggettivista blocco compatto e omogeneo di lingua-cultura-territorio discontinuità razziale discontinuità culturale cristallizzate nella loro diversità politica coloniale definizioni razziali, territoriali e culturali univoche profonda revisione Fredrik Barth L’AUTORE naturalizzazione dell’etnia comunità di sangue, di stirpe e dunque di razza etnicità senso emico di appartenenza a una etnia non vi è mai una sovrapposizione netta e completa fra cultura, lingua e territorio processi di interazione globalizzazione