ANALISI E COMPRENSIONE DI UN DOCUMENTO – VERSO L’ESAME 6 Leggi attentamente il seguente brano, tratto da (1967) di Gabriel García Márquez. In questo passo si racconta di quando il villaggio di Macondo fu colpito dalla peste dell’insonnia: gli abitanti non riuscivano più a dormire e, una volta abituatisi allo stato di veglia, avrebbero perso progressivamente la memoria, dimenticando il nome e la nozione delle cose, fino a smarrire persino la coscienza del proprio essere e sprofondare in una sorta di idiozia. Dopo la lettura, rispondi alle domande. Cent’anni di solitudine Fu Aureliano a concepire la formula che doveva difenderli per mesi dalla perdita della memoria. La scoprì per caso. Insonne esperto, essendo stato uno dei primi, aveva imparato a perfezionare l’arte dell’oreficeria. Un giorno stava cercando una piccola incudine che usava per laminare i metalli e non ne ricordò il nome. Suo padre glielo disse: «Tasso». Aureliano scrisse il nome su un foglietto che attaccò con la colla alla base dell’incudine: “tasso”. Così fu sicuro di non dimenticarlo in futuro. Non pensò che quella fosse la prima manifestazione dell’oblio, perché l’oggetto aveva un nome difficile da ricordare. Ma pochi giorni dopo scoprì che aveva difficoltà a ricordare quasi tutte le cose del laboratorio. Allora, appiccicò il nome su ciascuna, in modo che bastava leggere la scritta per identificarle. Quando il padre manifestò allarme per aver dimenticato anche i fatti più impressionanti della propria infanzia, Aureliano gli spiegò il suo metodo, e José Arcadio Buendía lo mise in pratica in tutta la casa e poi lo impose a tutto il paese. Con un pennello intinto nell’inchiostro segnò il nome su ogni cosa: “tavolo”, “sedia”, “orologio”, “porta”, “muro”, “letto”, “casseruola”. Andò nel cortile e segnò animali e piante: “mucca”, “capra”, “maiale”, “gallina”, “manioca”, “ ”, “banano”. A poco a poco, studiando le infinite possibilità dell’oblio, si rese conto che poteva arrivare un giorno in cui avrebbero riconosciuto le cose dalle scritte, ma non si sarebbero ricordati a che servivano. Allora fu più esplicito. Il cartello che appese al collo della mucca era una dimostrazione esemplare di come gli abitanti di Macondo erano pronti a lottare contro l’oblio. “Questa è la mucca, bisogna mungerla tutte le mattine perché produca il latte e il latte bisogna bollirlo per mescolarlo al caffè e fare il caffellatte”. Così continuarono a vivere in una realtà che sgusciava via, momentaneamente catturata dalle parole, ma che sarebbe sfuggita senza rimedio non appena dimenticata la scrittura. G. García Márquez, , Mondadori, Milano 2017, pp. 43-44 malanga Cent’anni di solitudine A che cosa serve e in che cosa consiste il metodo escogitato da Aureliano? Perché il cartello appeso al collo della mucca contiene una definizione più articolata? Qual è il motivo per cui il metodo di Aureliano non può risolvere il problema della perdita della memoria e come si collega al concetto di “relativismo linguistico”? a. b. c.