– Non avere paura, i tuoi, quelli di qua intendo, non lo permetteranno. [...] Tua madre sarà distrutta. – Non sta bene da un po’ di tempo, forse da quando ha saputo che non può più tenermi con sé. Oppure l’ha deciso lei di mandarmi via proprio perché è malata, e non vuole farmelo sapere. Non riesco a crederci a una famiglia che non si è mai vista e adesso all’improvviso mi rivuole. [...] Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati. Il privilegio che portavo dalla vita precedente mi distingueva, mi isolava nella famiglia. Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. Invidiavo le compagne di scuola del paese e persino Adriana, per la certezza delle loro madri. [...] Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato a una roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate. D. Di Pietrantonio, , Einaudi, Torino 2017, pp. 1-15, 25, 93-163 L’Arminuta In che senso l’Arminuta dice di avere due mamme? Che cosa significa l’espressione “famiglia vera” in questo contesto? Come mai, dopo il ritorno nella famiglia d’origine, la protagonista non riesce più a dire la parola “mamma”? Di chi si sente figlia e perché? Secondo te, cosa rende una famiglia tale? Il legame di sangue? Il legame affettivo? Il somigliarsi? L’abitare insieme? a. b. c. d. 7 ORIENTARSI Rifletti sui legami di parentela nella tua famiglia. Ci sono differenze significative tra i vari membri a livello culturale? Se sì, come le percepisci? Se no, di quali aspetti della tua eredità familiare (valori, credenze, tradizioni) ti senti portatore? In che modo questi influenzano le tue relazioni con gli altri?