- la legge Orlando del 1904 (dal nome del ministro della Pubblica Istruzione Vittorio Emanuele Orlando), che eleva l’obbligo scolastico fino ai 12 anni e istituisce il corso popolare, formato dalle classi V e VI elementare e indirizzato a coloro che non proseguono gli studi;
- la legge Daneo-Credaro del 1911 (dal nome dei ministri della Pubblica Istruzione Edoardo Daneo e Luigi Credaro), che sancisce l’avocazione della scuola elementare allo Stato.
Anche se l’applicazione della legge Daneo-Credaro è resa difficile dall’avvento della Prima guerra mondiale, segna indubbiamente l’avvio di una nuova fase per la politica scolastica del paese. In particolare, nel corso dell’età giolittiana si raggiungono due traguardi importanti:
- la costituzione di un sistema scolastico capillarmente distribuito nel territorio e funzionale alle esigenze della nascente nazione italiana;
- il conferimento di maggior stabilità nella battaglia per l’affermazione dell’obbligo scolastico, anche se la lotta all’analfabetismo rimarrà a lungo uno dei “talloni d’Achille” del sistema scolastico italiano.
