Ed è tenuta gran dissimigliansa, ancor che ’l vegna da Bologna, traier canson per forsa di scrittura. senno 14 E comporre poesie ( ) a furia di citazioni ( ) è considerato ( ) una grande stranezza ( ), nonostante la sapienza venga da Bologna. 12-14 traier canson per forsa di scrittura è tenuta dissimigliansa TRECCANI Le parole valgono Il è una virtù preziosa, una facoltà nient’affatto scontata di intendere, giudicare e operare con saggezza e discernimento. Il possesso di questa virtù ci rende immuni da sciocchi passi falsi, mentre chi “ha perso il ” è come se avesse smarrito la luce della ragione e quei sensi del cuore che ci guidano sulla strada giusta. → Indica il significato corretto dell’espressione «giudicare col di poi»: “mostrare la facile saggezza di chi ragiona a cose fatte”; “imparare dagli errori del passato”; “rimproverare il prossimo di aver agito frettolosamente”. senno senno senno senno l’ultima terzina è ironica, poiché a Bologna, la città di Guinizzelli, c’era sì un’università famosa, ma ciò non giustificava una poesia tutta intessuta di citazioni dotte. 12-14 Ed è… scrittura: Dentro il TESTO I temi Il sonetto è indirizzato a Guido Guinizzelli, ma le critiche che Bonagiunta Orbicciani gli muove coinvolgono, seppure indirettamente, l’intero gruppo degli Stilnovisti e la loro nuova poetica. Questa viene vista dagli esponenti della generazione precedente come oscura, pretenziosa ed eccessivamente intellettualistica. Nella quartina di apertura il poeta accusa Guinizzelli di aver cambiato, rispetto alla tradizione, il modo di verseggiare nel campo della poesia amorosa, dove però risplende già un altro sole (tradizionalmente identificato dai commentatori con Guittone d’Arezzo). Le riserve di Bonagiunta riguardano soprattutto la natura filosofica delle liriche di Guinizzelli: per esempio, nel suo componimento più celebre, la canzone , quest’ultimo inserisce un riferimento alla funzione delle intelligenze angeliche utilizzando alcune categorie del tomismo e dell’averroismo. La polemica contro lo Stilnovo Al cor gentil rempaira sempre amore Il sonetto di Bonagiunta fa parte di una tenzone poetica (cioè uno scambio di poesie a mo’ di botta e risposta) con il poeta bolognese. Guinizzelli replicherà a chi l’ha chiamato in causa con il sonetto . Il testo, in realtà, non è una obiezione puntuale alle critiche di Bonagiunta, bensì un generico invito, attraverso l’enunciazione di una serie di massime, a essere prudenti e a non giudicare le novità in modo troppo frettoloso. Il primo verso significa infatti, letteralmente, “un uomo saggio non corre veloce” e il resto del sonetto esorta al senso della misura, a verificare nel corso del tempo la fondatezza delle proprie impressioni, a non ritenersi gli unici detentori della verità, atteggiamento paragonato alla follia. È come se Guinizzelli preferisse evitare di farsi coinvolgere in una polemica troppo aspra, rispondendo in modo pacato. Tale pacatezza gli derivava probabilmente dalla consapevolezza che la direzione della nuova poesia era costituita dalla sua opera, non da quella di Bonagiunta, che ormai rappresentava il passato. La risposta di Guinizzelli Omo ch’è saggio non corre leggero