«Figliolo», gli disse il frate che finalmente aveva capito, «anche se tu avessi sulla coscienza tutti i peccati del mondo, il pentimento che dimostri ti otterrebbe di sicuro la misericordia di Dio». Senza dargli retta e piangendo sempre più forte, Ciappelletto disse: «Inorridite! Inorridite! Quando ero piccolino, una volta ho ingiuriato mia madre!». «Non è poi questo gran peccato», lo rassicurò il frate. «Gli uomini bestemmiano continuamente Dio, che è cosa ben più grave. Eppure se si pentono, Dio li perdona. Non vuoi che passi sopra a una mala parola che avrai detto a tua madre? La tua contrizione è tale, che ti perdonerebbe anche se tu fossi uno di quelli che l’hanno messo in croce!». «La mamma! La mamma!», andava balbettando Ciappelletto, «la mia mamma! Così dolce, così cara! Ho offeso la mia mamma! Se voi non pregherete Dio per me, non sarò mai perdonato!». «Su, su», disse il frate. «Non dirmi altro, che un bravo uomo come te non l’ho mai trovato. Ecco che io ti assolvo in nome di Dio da ogni peccato e ti benedico per omnia secula seculorum. Ma ora vorrei chiederti qualche cosa d’altro genere: tu certamente guarirai, ma se, Dio non voglia, la tua anima così ben disposta e preparata dovesse salire al Cielo, ti dispiacerebbe venir sepolto nella chiesa del nostro convento?». «In nessun altro luogo, padre, vorrei avere sepoltura, perché so che voi pregherete sulla mia tomba e poi perché sono stato sempre devoto del vostro Ordine. Portatemi subito il santissimo corpo di Cristo, che io mi possa comunicare. Poi amministratemi l’estrema unzione, che abbia a morire da cristiano anche se sono vissuto da peccatore». I due fratelli, che avevano origliato dietro la porta, erano esterrefatti. «Che uomo è questo», si dicevano, «se né la vecchiaia, né l’infermità e neppure l’imminenza della morte, può fargli paura?». Ma avendo capito che Ciappelletto aveva veramente accomodato le cose in modo da non recar loro alcuna noia, se ne stimarono più che contenti. Intanto il frate, andatosene al convento, tornò col Santissimo, comunicò Ciappelletto e gli diede l’estrema unzione. Fece appena in tempo, perché il malato prima di notte spirò. Il frate corse subito al convento a far suonare le campane e spiegò ai suoi confratelli quale santo uomo era venuto a morire vicino a loro. I confratelli furono d’accordo nel rendere grandi onoranze al defunto e, indossati i piviali, andarono in processione a prenderne il corpo, che deposero davanti all’altare. Tutto il popolo accorse e il padre che aveva ricevuto la confessione di Ciappelletto, salito sul pergamo, parlò della vita esemplare del morto, dei suoi digiuni, della sua santa ingenuità ed innocenza. Raccontò l’episodio della madre che il poveretto credeva di aver offeso e tuonò: «E voi, maledetti da Dio, bestemmiate per cose da nulla non solo Dio e la Madre sua, ma tutta la corte del paradiso!». 120 125 19 20 130 135 21 140 145 22 150 23 155 24 160 cattiva. Dal latino . rimorso, pentimento. per tutti i secoli dei secoli. È la formula con cui terminano molte preghiere cristiane in latino. l’ostia consacrata, nel sacramento dell’Eucaristia. le vesti liturgiche a forma di mantello, aperte sul davanti e fissate sul petto da un fermaglio, indossate dai sacerdoti durante le funzioni religiose. Dal latino , “mantello da pioggia”. pulpito. 19 mala: malus 20 contrizione: 21 per omnia… seculorum: 22 Santissimo: 23 piviali: pluviale 24 pergamo: