Nei primi anni del suo rientro a Firenze, Boccaccio si ispira alla tradizione della poesia allegorica: tra il 1341 e il 1346 nascono l’opera mista di prosa e terzine , il poema allegorico , il poemetto . Nel 1347 termina l’ , romanzo in prosa in cui l’autore adotta il punto di vista di una gentildonna e descrive l’amore come un’esperienza umana e terrena. Nel 1349-1353 realizza il suo capolavoro, il . In seguito si dedica all’opera dantesca con saggi e commenti (il e le ) e, influenzato dal modello letterario di Petrarca, a una serie di opere erudite in latino; nel 1365 scrive un testo in prosa fortemente misogino, il . È una raccolta di 100 novelle, narrate in 10 giorni da altrettanti giovani (7 donne e 3 uomini) rifugiatisi in una villa fuori Firenze per scampare alla peste del 1348. L’epidemia, dalla valenza reale e simbolica, allude metaforicamente alla corruzione morale della società dalla quale i ragazzi scelgono di allontanarsi. Ogni giornata presenta un tema diverso ma quelli fondamentali sono la , e , le tre forze che per l’autore muovono il mondo. Nel , dedicato alle donne, si afferma la concezione edonistica della narrazione, lontana dalle finalità moralistiche della letteratura medievale. Nonostante la varietà delle tematiche affrontate il è un’opera organica, unificata nei suoi diversi momenti: l’autore celebra i molteplici aspetti dell’esistenza umana senza preoccupazioni religiose. La prospettiva di Boccaccio è laica: la sessualità è una realtà naturale da assecondare e non ha nulla di peccaminoso; alla visione fatalistica e teocentrica tipica della cultura precedente subentra l’esaltazione delle qualità umane (con l’intelligenza i personaggi vincono le sventure). Il si rivolge a un nuovo pubblico, la borghesia mercantile emergente: ne canta i valori (intraprendenza, libertà intellettuale e religiosa, considerazione degli aspetti economici) e al contempo suggerisce il recupero di alcuni ideali della società cortese (lealtà, senso dell’onore). La prosa del , modellata sui classici latini (in particolare Cicerone e Livio), presenta una certa complessità sintattica; si registrano innovazioni anche sul piano dello stile, grazie alla molteplicità dei punti di vista (quelli dei dieci narratori), alla caratterizzazione realistica di personaggi e ambienti, al sapiente uso dei registri linguistici (il linguaggio è sempre adeguato al livello socio-culturale dei personaggi). Le opere del periodo fiorentino Comedia delle ninfe fiorentine Amorosa visione Ninfale fiesolano Elegia di Madonna Fiammetta Decameron Trattatello in laude di Dante Esposizioni sopra la Comedia Corbaccio Decameron fortuna l’amore l’intelligenza Proemio Decameron Decameron Decameron Quali tematiche confluiscono nelle opere del periodo napoletano? Vedi pp. 414-415 ––– Nell’ , quale punto di vista viene adottato dall’autore? Vedi pp. 418-419 ––– Descrivi la struttura narrativa del . Vedi pp. 423-426 ––– Perché la prospettiva adottata da Boccaccio può essere definita “laica” e “borghese”? Vedi pp. 427-430 MI PREPARO ALL’ORALE Elegia di Madonna Fiammetta Decameron