Il lavoro del filologo non si riduce però solo a un esercizio tecnico. Oltre a liberare il testo classico dalle alterazioni degli amanuensi, la filologia esprime, grazie al procedimento razionale dello studioso, un atteggiamento che potremmo definire scientifico: quello stesso atteggiamento che troviamo anche negli altri campi delle attività umanistiche. Essa abitua gli intellettuali a sottoporre a verifica continua le eredità del passato, ad analizzare ogni elemento della realtà con spirito antidogmatico – basato, cioè, sull’esame diretto –, a formulare ipotesi e a risolvere i problemi del tempo presente con criteri laici e senza preconcetti. Non è un caso che i letterati più significativi della civiltà umanistico-rinascimentale siano lettori e non di rado esegeti degli autori antichi, ma al contempo uomini impegnati in prima persona nella vita pubblica, come, per citare un esempio, Niccolò Machiavelli.