3. Apprendimento e intelligenza secondo il cognitivismo e il comportamentismo 3.1 LA PARABOLA DEL COMPORTAMENTISMO Il comportamentismo è la corrente che ha dominato la psicologia statunitense dall’inizio alla metà del Novecento. Il suo intento principale era di conferire credibilità scientifica a una disciplina che – proprio come la pedagogia – si era da poco smarcata dalla filosofia e ambiva a una sua autonomia. Per fare questo, secondo il fondatore di questa prospettiva, lo psicologo (1878-1958), era necessario rinunciare a studiare ciò che avviene all’interno del soggetto (incluso per esempio lo sviluppo delle strutture mentali) e concentrare l’attenzione sulla predizione e il controllo del . Solo il comportamento che si esprime all’esterno, infatti, può essere osservato, misurato e studiato oggettivamente, con opportune metodologie. In particolare, le ricerche condotte nell’ambito del comportamentismo si basavano su esperimenti realizzati in laboratorio, in , in modo da renderne possibile la replicabilità. Ma giacché il comportamento può essere anche molto complesso, in che modo deve essere studiato? Per gli autori di questa corrente, è possibile ridurre un comportamento complesso in unità semplici e poi rimetterle insieme per ricostruire il fenomeno unitario. L’unità minima è costituita da : queste possono dar vita a catene di associazioni e gerarchie di catene, che si esprimono in comportamenti via via più articolati. Quando viene acquisita e consolidata l’associazione tra una risposta e un determinato stimolo, si ha un , ovvero un , che si esprime in un cambiamento più o meno permanente del comportamento. In particolare, i comportamentisti hanno individuato due diverse forme di condizionamento: John Watson comportamento manifesto condizioni controllate associazioni stimolo-risposta condizionamento apprendimento il è stato studiato da (psicologo, 1849-1936) in Russia e si basa sull’associazione tra una risposta riflessa, cioè involontaria, e uno stimolo indotto dall’ambiente. L’esperimento più famoso incentrato su questo tipo di condizionamento è quello realizzato da (1898-1935) con il “ ”, un bambino di undici mesi, al quale i due scienziati fecero apprendere una risposta condizionata di paura. Per un certo numero di volte, mostravano al bambino un ratto bianco e, quando tentava di prenderlo, battevano con un martello una sbarra d’acciaio alle sue spalle, producendo un suono molto sgradevole. Il bambino reagiva sobbalzando e piangendo ma, dopo un certo numero di ripetizioni, aveva questa stessa reazione alla semplice vista del ratto, senza la necessità che venisse accompagnata dal rumore; condizionamento classico Ivan Pavlov Watson e Rosalie Rayner piccolo Albert : procedure che permettono di tenere sotto controllo tutti i fattori esterni che potrebbero influenzare, e quindi inficiare, un esperimento scientifico. condizioni controllate