1. Paulo Freire 1.1 PEDAGOGIA E LIBERAZIONE Esistono molte ragioni per cui Paulo Freire | vedi | rappresenta un riferimento fondamentale per il pensiero pedagogico contemporaneo. La più importante risiede nella forza con cui ha messo in luce il , e infatti la sua opera continua a ispirare in ogni angolo del mondo. Il suo libro più celebre, , fu scritto durante la fase cilena dell’esilio che lo tenne lontano per quindici anni dal Brasile, perché considerato sovversivo dal regime militare salito al potere nel 1964. L’opera testimonia la disuguaglianza e l’autoritarismo del continente latinoamericano e presenta una realtà sociale segnata da rapporti di oppressione, in cui si distinguono gli – uomini e donne che per avere di più impediscono agli altri di essere – e gli oppressi – uomini e donne che soffrono le conseguenze dell’oppressione e che proprio per questo possono lottare per il suo superamento. In particolare, secondo Freire, il non è di sostituirsi agli oppressori ma di porre fine all’oppressione, restaurando la in se stessi e negli altri. In questo scenario, l’ mira a svelare le relazioni sociali ingiuste e a sostenere gli oppressi nel processo di liberazione. L’AUTORE legame tra educazione e politica esperienze educative e politiche di liberazione La pedagogia degli oppressi oppressori compito umanista delle persone e dei popoli oppressi comune umanità educazione liberatrice L’AUTORE – PAULO FREIRE Paulo Freire nasce nel 1921 a Recife, in Brasile. Gli anni tra il 1946 e il 1964 vedono l’affermazione di governi populisti che promuovono il protagonismo della popolazione e la lotta all’analfabetismo. In questo scenario, agli inizi degli anni Sessanta, Freire è tra i fondatori del Movimento di cultura popolare (Mcp), per la democratizzazione dell’accesso alla cultura e l’elaborazione del sapere popolare, e nel 1963 mette in pratica un metodo di alfabetizzazione-coscientizzazione con il quale alfabetizza in pochi mesi trecento adulti e adulte di Angicos, nel Nord-Est brasiliano. Vista l’efficacia del suo metodo, il governo gli affida il compito di dirigere delle campagne nazionali di alfabetizzazione degli adulti, ma l’esperienza termina bruscamente nel 1964, quando, in seguito all’instaurazione di una dittatura militare, Freire, considerato un sovversivo, è costretto all’esilio e si trasferisce con la famiglia in Cile. Dal 1970 al 1980 si stabilisce a Ginevra, dove, oltre a svolgere la docenza universitaria, lavora per il Consiglio mondiale delle Chiese con il compito di coordinare, assieme alla moglie Elza, dei progetti di alfabetizzazione nei paesi africani di lingua portoghese appena usciti dalle guerre di decolonizzazione. In questi anni si reca in diversi paesi di tutto il mondo, portandovi la sua esperienza e la sua parola. Farà ritorno in Brasile nel 1980, in una fase di riapertura democratica. Al rientro dall’esilio, si dedica all’attività accademica e partecipa alla fondazione del Partito dei lavoratori. Si spegne nel 1997 a San Paolo. Fino alla fine, Ana Maria Araújo, sua seconda moglie, lo accompagna nella vita e nella riflessione. Nasce a Recife Mette in pratica il metodo di alfabetizzazione-coscientizzazione È costretto all’esilio Coordina progetti di alfabetizzazione in Africa Ritorna in Brasile Muore a San Paolo 1921 1963 1964 1970-1980 1980 1997