2. ATTIVISMO PEDAGOGICO E “SCUOLE NUOVE”

Aula scolastica con bambini impegnati in attività individuali e di gruppo. In primo piano due bambini lavorano sul pavimento con materiali didattici strutturati e fogli, mentre altri sono seduti ai tavoli sullo sfondo. Un’insegnante si muove tra i tavoli per seguire le attività. L’aula è luminosa, con scaffali, giochi educativi e materiali ordinati lungo le pareti.
Nella scuola montessoriana, l'ambiente di apprendimento è a misura di bambino, cioè adatto alla sua autoeducazione. Banchi, sedie, mobili devono essere di forme diverse e facilmente trasportabili; gli oggetti di vario genere sono a disposizione dei bambini. Essi così possono scegliere autonomamente la propria occupazione e formare dei gruppi di lavoro, impegnati contemporaneamente in attività diverse.

A cavallo tra l'ultimo decennio dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, in corrispondenza con il processo di industrializzazione e il progresso scientifico, il mondo dell'educazione viene scosso da una corrente di rinnovamento che prende il nome di "attivismo". Questo movimento internazionale ha negli Usa e in Europa i suoi centri nevralgici e affonda le sue radici nelle "scuole nuove", nate dalla creatività di educatrici e educatori eccezionali. Su quali principi si fondano queste sperimentazioni? Quali sono i punti di contatto e le differenze tra le varie esperienze? Quali sono gli sviluppi teorici più interessanti? Nel primo capitolo dell'unità ti verrà offerta una panoramica delle principali proposte pratiche e teoriche. Quindi approfondirai quattro approcci: la pedagogia scientifica di Maria Montessori, il funzionalismo di Édouard Claparède, la pedagogia popolare di Célestin ed Élise Freinet e, infine, il pensiero pedagogico di John Dewey, il principale teorico dell'attivismo.