2. La pedagogia post-coloniale 2.1 GLI STUDI POST-COLONIALI La corrente degli studi post-coloniali inizia a farsi strada negli del secolo scorso nelle università degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, a partire dalle riflessioni di pensatrici e pensatori provenienti da ex colonie. Essa si sviluppa all’interno dei cosiddetti “ ”, un insieme di contributi che mirano ad aprire ambiti come la critica letteraria e l’educazione degli adulti agli apporti della cultura popolare, intesa come la cultura creata dalla gente comune, dai giovani, dagli operai. Secondo il pedagogista Davide Zoletto (n. 1971), un ruolo fondamentale nella genesi degli studi post-coloniali è svolto dal libro (“L’impero colpisce ancora”), una raccolta di saggi pubblicata dal Centre for Contemporary Cultural Studies dell’Università di Birmingham da un gruppo di autori, tra i quali Paul Gilroy, nel 1982 che analizza il razzismo presente nella società britannica come il prodotto di relazioni di potere strutturate durante il colonialismo e sopravvissute allo smantellamento dell’impero coloniale. Il termine “ ” comprende tre accezioni: anni Ottanta studi culturali The empire strikes back post-coloniale fa riferimento a un’ ; epoca storica successiva al colonialismo denuncia la ; persistenza degli effetti del colonialismo manifesta una , profondamente influenzata dalla vicenda coloniale. presa di distanza dalla lettura della realtà elaborata dall’Occidente L’affermazione degli studi post-coloniali è associata soprattutto a tre autori: Edward Said (teorico letterario palestinese, 1935-2003), Homi Bhabha (filosofo indiano, n. 1949) e Gayatri Chakravorty Spivak, alla quale è dedicato il prossimo paragrafo. è noto soprattutto per aver elaborato il concetto di , che ha dato il titolo a un celebre saggio del 1978. Lo studioso lo usa per sostenere che le interpretazioni, gli studi, le teorie sull’Oriente elaborati dall’Occidente sono imbevuti di stereotipi, visioni semplicistiche e denigranti. La nozione stessa di Oriente come uno spazio omogeneo, caratterizzato da irrazionalismo, spiritualismo e fanatismo, è servita all’Occidente per costruire in contrapposizione una propria identità razionale ed evoluta. Per argomentare la sua tesi, l’autore prende in esame una grande mole di testi e interpretazioni prodotti in Inghilterra, Francia e Stati Uniti. Edward Said orientalismo