Al contrario, per lui, la scuola deve essere soprattutto un laboratorio giocoso, in cui tutte le attività siano presentate sotto forma di gioco, così da andare incontro all'interesse naturale dei bambini.

Due bambini, ripresi dall’alto, giocano sul pavimento con blocchi di legno colorati. Una, più grande, è inginocchiato e dispone i pezzi su un tappeto; l’altro, più piccolo, è seduto e osserva i blocchi davanti a sé. Accanto a loro si vede un contenitore con altri blocchi e forme in legno. L’ambiente è domestico e luminoso.
Claparède concepisce il gioco come un importante strumento di autoeducazione attraverso il quale i bambini e le bambine riescono a esprimere le loro potenzialità.

3.3 LA “SCUOLA SU MISURA”

Alla base della proposta pedagogica di Claparède c'è la convinzione che il bambino non è un adulto in miniatura, manchevole o imperfetto, ma un soggetto qualitativamente differente e peculiare dal punto di vista psicologico. Per l'autore svizzero, ogni fase dello sviluppo è autonoma e perfetta in sé. In particolare, l'infanzia, che nell'essere umano si prolunga per un tempo significativo, serve a fare esperienze che preparano all'età adulta. Questa consapevolezza, che oggi può apparire scontata, rappresenta un sovvertimento della concezione dell'infanzia dominante all'epoca. A partire da questo presupposto, Claparède sostiene la necessità di una "scuola su misura", cioè una scuola che sappia riconoscere e valorizzare non solo le caratteristiche proprie dell'infanzia e della giovinezza rispetto all'età adulta, ma anche le specificità di ogni persona.
Per muovere in questa direzione, la scuola deve intraprendere innanzitutto una riorganizzazione strutturale che può prevedere modalità diverse come:

  • le classi omogenee non per età ma per capacità, dotate di programmi, obiettivi e metodi di insegnamento diversi;
  • le classi mobili, che permettono a ogni bambina e bambino di seguire lezioni di complessità diversa nelle varie materie, a seconda delle loro attitudini e difficoltà;

T3
É. Claparède,
Educare obbedendo alla natura del fanciullo
p. 69